Baby migranti, il centro S. Carlo scoppia
di Donatella Zorzetto wPAVIA Arrivano soprattutto di sera, affamati e malvestiti. Sono profughi minorenni, ospitati nei centri d'accoglienza del meridione, in viaggio per cercare cibo e assistenza. Salgono sul treno al Sud, scendono alla stazione di Pavia, e vanno direttamente in questura, certi di trovare ospitalità. Grazie al passaparola, agli amici che li hanno ben informati, ottengono un passaggio dalle forze dell'ordine, passaggio obbligato verso i centri comunali destinati ai minori stranieri non accompagnati. Come il San Carlo di Pavia, situato nell'omonima strada. Che ora di baby migranti ne ospita 19 (15 egiziani, 3 albanesi e un ragazzo del Bangladesh), nove più del dovuto. Troppi per consentire ai due educatori di fare il loro dovere, ossia di seguirli per un possibile inserimento nel sociale: insegnare loro la lingua italiana e impegnarli in attività pomeridiane. Una situazione insostenibile, che ha spinto gli stessi operatori a scrivere una lettera di fuoco al Comune denunciando l'impossibilità di farvi fronte. Perchè «ancora l'altra sera ne sono arrivati due in una volta sola e noi non sapevamo dove metterli – scrivono –. Abbiamo spiegato alle forze dell'ordine che non c'era posto ma ci è stato risposto che l'ordine era quello di lasciarli lì». Alla fine, esasperato, un operatore ha chiesto di essere trasferito ad altro incarico «vista l'impossibilità concreta di operare con un progetto condiviso di accoglienza-accompagnamento-formazione». Qualche giorno dopo gli arrivi al San Carlo sono stati cinque, trend che rischia seriamente di mandare in tilt la macchina pavese dell'accoglienza. Il Comune non incrocia le braccia, ma si sente solo e impotente. Perchè non ha la possibilità di dire no al bisogno di assistenza dei ragazzi minorenni stranieri che arrivano in provinca di Pavia. E a forza di non poter dire no le strutture si stanno riempiendo. Sono le cifre a parlare: fino al 2013 i minori stranieri non accompagnati accolti dal Comune di Pavia erano mediamente 7 all'anno; nel 2014, con l'intensificarsi degli sbarchi sulle coste italiane, sono saliti a 74; nel 2015 sono schizzati a 118 e nel 2016, ad oggi, sono una trentina. I più piccoli, fino a 16 anni, solitamente vengono inseriti nella decina di comunità presenti sul territorio provinciale, che però sono piene, e quindi spesso vengono dirottati in altre regioni italiane: attualmente ci sono minorenni in carico al Comune di Pavia ospitati nel Milanese, nel Lodigiano e persino a Frosinone. E tutte le volte che gli operatori pavesi devono far loro visita si fanno carico delle spese di trasferta, anche da qui a Roma. Il centro San Carlo funziona come "camera di compensazione" per i ragazzi più grandi, quelli che hanno 17 anni e presto diventeranno maggiorenni, quindi se ne dovranno andare. Anche in questo caso il dovere del Comune è non solo di ospitarli, ma anche di provvedere alla loro incolumità. Con tutto quel che segue: l'impossibilità di lasciarli andare in giro la sera da soli per la città, l'obbligo di sorvegliarli, specie nelle ore notturne, quando nel recente passato San Carlo si sono registrati tensioni ed episodi di vandalismi. Una situazione che in questi giorni si è aggravata fino a rischiare di degenerare. Ora il Comune sta studiando la possibilità di integrare le attività in corso al San Carlo con ulteriori controlli, prima di tutto la richiesta di identificazione dei minori prima che arrivino al centro di Pavia perchè, è già accaduto diverse volte che si trattasse di ragazzi già accolti da altri Comuni e quindi a loro carico.