Stress test, promosse quattro banche italiane
ROMA Quattro delle cinque principali banche italiane comprese nel campione Eba mostrano una buona tenuta, all'esito degli stress test. Con una mossa sorpresa ieri sera alle 22 è stata la Banca d'Italia ad anticipare i primi risultati dell'analisi di rischio affidata alle cure dell'Eba (European Bank Autorithy). Per UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare e Ubi Banca, l'impatto ponderato sul capitale (Cet1) derivante dallo scenario avverso (cioè quello di una nuova recessione economica) è pari a 3,2 punti percentuali a fronte del 3,8 per cento della media del campione preso in esame dall'Eba. Si tratta di una prova per misurare come cambia il capitale di una banca (si considera quello a fine 2015) nei prossimi tre anni nello scenario base e in uno scenario avverso (ovvero con una situazione economica e finanziaria molto peggiore di quella attesa). I risultati degli stress test non fanno scattare l'obbligo automatico di ricapitalizzazione nel caso di mancato raggiungimento di alcune soglie patrimoniali. Ieri sera Andrea Enria, italiano alla guida dell'Eba, ha usato parole rassicuranti: «Gli stress test mostrano i benefici del rafforzamento di capitale fatto sino ad ora che si riflettono nella resistenza del sistema bancario europeo a un grave shock». Il quadro non offre «un certificato di buona salute» e «c'é ancora del lavoro da fare» che spetterà ai supervisori con l'esame Srep. Ma l'analisi dei singoli dati per ciascuna banca evidenzia elementi di criticità. In caso di scenario avverso il parametro di capitale Cet1 per UniCredit scenderebbe a 7,1 e quello di Deutsche Bank al 7,8%, ben al di sotto di quel 10% considerata la soglia minima di tutela del rischio che riesce a mantenere solo Intesa San Paolo (10,5%). Finisce, invece, in territorio negativo Mps (-2,3%) che proprio per arginare i problemi derivanti dall'analisi degli stress test ieri ha varato il piano aprrovato dalla Bce che contiene sia l'aumento di capitale che la cessione di 27,7 miliardi di sofferenze. L'Eba fornisce, infatti, tutta una serie di dati, circa 20mila in totale, dai titoli di stato in portafoglio, all'esposizione ai rischi in base ai dati di bilancio 2015 e infine al valore del capitale nel caso dei due scenari prospettati: uno base e uno avverso. Il primo, basato sulle previsione della Commissione Ue, vede al 2017 una crescita dell'area euro dell'1,8% nel 2016 e dell'1,9% nel 2017 (+1,9% e +2% nell'intera Europa) mentre lo scenario avverso, sviluppato dal board europeo dei rischi sistemici di Francoforte, prevede una recessione nel 2016 e una crescita quasi zero al 2017. Il dato sul capitale di migliore qualità quindi (Cet1) benché non porti automaticamente a una ricapitalizzazione è comunque quello che gli investitori guardano con maggiore attenzione. La prova dell'Eba ha riguardato le maggiori 51 banche europee che pesano per il 70% del settore. Tra queste, ci sono cinque italiane (Unicredit , Intesa Sanpaolo , Mps , Ubi Banca , Banco Popolare ). (ads) ©RIPRODUZIONE RISERVATA