IL DILEMMA DELLA FEDE AZZURRA
di SOCRATES Riepiloghiamo. L'Ac Pavia Calcio non si è iscritto al campionato di Lega Pro per la stagione 2016-17 e ha avviato la procedura di fallimento. Per non perdere il titolo sportivo e cercare di conservare a Pavia una squadra di calcio che possa disputare almeno la serie D, il sindaco di Pavia Massimo Depaoli ha fondato l'Fc Pavia 1911 ed è in questi giorni al lavoro per individuare una cordata disposta a riempire quello che è a oggi un guscio vuoto. Si tratta, per dirla in modo più esplicito, di trovare qualcuno disposto a metterci i soldi necessari a garantire l'iscrizione e poi un campionato almeno decoroso, facendo sì che possa continuare a esistere una società di calcio che rappresenta la città di Pavia. Senza entrare nel merito della scelta che il sindaco deve compiere tra quelle che al momento sembrano le due cordate interessate (Accademia pavese e "cordata Londrosi"), esiste un'interessante questione filosofica con cui si stanno in effetti cimentando i più accorti tra i tifosi del Pavia Calcio sul forum paviacalcio.forumfree.it: se si è tifosi di una squadra di calcio che fallisce, che quindi scompare a livello giuridico e sportivo, come si può diventare tifosi di quella che le subentra senza aver modificato la propria fede calcistica, che era in precedenza riservata alla prima? Al fondo di questa questione, a ben vedere, ce ne è un'altra, la si può definire di tipo ontologico, che ha a che fare col problema dell'identità: che cosa dà continuità a una squadra di calcio e fa sì che i tifosi continuino a tifare, anche dopo una procedura fallimentare, per la stessa (identica) squadra di prima? I tifosi dell'Ac Pavia si sono posti in effetti la questione in relazione alla possibilità che sia la dirigenza dell'Accademia Pavese, la società di calcio di Sant'Alessio, a subentrare: infatti, non accadrebbe semplicemente che l'Accademia Pavese viene a giocare allo stadio di Pavia, bensì l'Accademia pavese, se sarà questa società a essere premiata dalla scelta di Depaoli, diventerebbe, a tutti gli effetti, il Pavia. Ma se un'intera società – con i suoi dirigenti le sue strutture, la sua storia – diventa un'altra società, è la prima che ha fagocitato la seconda o è piuttosto il contrario? E, in ogni caso, basta un cambio di nome, nei modi e nelle forme previste dai regolamenti federali, perché l'Accademia pavese sia davvero il Pavia? E a quel punto i tifosi del Pavia possono diventare a buon diritto tifosi di questa squadra? E chi tifa Accademia pavese, come si dovrà regolare? La questione è peraltro ancora più complicata: l'Accademia pavese diventerebbe non l'Ac Pavia, la società di calcio i cui colori tifavano quanti tifano Pavia, bensì l'Fc Pavia Calcio 1911, ovvero la società che il sindaco ha fondato per garantire che una squadra che porterà il nome della città di Pavia possa iscriversi al campionato di serie D. E, questo si noti, è un problema che avrebbe anche la cordata Londrosi. Quel Pavia, l'Ac Pavia, non c'è più, ora c'è una società nuova, l'Fc Pavia, che potrà indossare gli stessi colori, giocare nello stesso stadio, avere al limite anche gli stessi dipendenti e magari anche qualche giocatore dell'Ac Pavia, ma che, essendo appunto un'altra società, non potrà avere la storia dell'Ac Pavia: la storia dell'Ac Pavia terminerà non appena le procedure fallimentari si saranno concluse. Il rompicapo non è chiaramente di facile soluzione e ha più di un'affinità con la questione degli elementi identificativi di una Nazione: una questione che notoriamente e argutamente Ernest Renan, nella sua notissima conferenza Che cosa è una nazione? (disponibile in traduzione italiana presso Donzelli), risolse su base volontaristica: ci tengono assieme «una ricca eredità di ricordi» e «la volontà di continuare a far valere l'eredità ricevuta indivisa». Ed è forse allora questa la soluzione più elegante, pratica e tutto sommato onesta per i tifosi del Pavia oggi . «Tengo per la squadra del mio pais, comunque vada», avrebbe del resto detto, in maniera non troppo dissimile e con la sua tipica saggezza padana, Gioàn Brera fu Carlo.