la storia

di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Mamma Suzana e papà Edmond nel 1998 hanno lasciato il loro impiego statale di insegnanti in Albania e sono emigrati in Italia. In valigia solo il miraggio di un futuro diverso per le loro tre figlie ancora bambine. Blerida Banushi, che all'epoca aveva solo 13 anni e in italiano conosceva appena qualche parola imparata dai cartoni animati, non immaginava che in Italia e soprattutto a Pavia i sogni dei suoi genitori si sarebbero realizzati. Accolta negli anni dell'università al collegio Nuovo, «la mia seconda famiglia», si è laureata in Biologia strutturale e oggi, a 31 anni, è una promettente ricercatrice nel laboratorio di Biologia Molecolare del London University College. «I miei genitori, che in questi vent'anni hanno fatto tanti sacrifici, di recente sono tornati a Durazzo perché ne avevano nostalgia ma il mio debito di riconoscenza verso Pavia è grande – racconta Blerida –. Così ho deciso di chiedere la cittadinanza italiana». Questa mattina presterà giuramento in Comune a Milano, dove vive una delle due sorelle. «I l mio cuore è rimasto a Pavia – spiega la biologa – dove le compagne del collegio sono state per me come sorelle e la rettrice Paola Bernardi una seconda mamma». Blerida è la dimostrazione che impegno e tenacia possono condurre lontano. «La mia è stata una bella avventura, ma non sono mancati momenti difficili – racconta –. Quando siamo arrivati da Durazzo non avevamo nulla. Era tutto da costruire. I miei genitori si sono adattati a fare i lavori più umili pur di costruire per noi una speranza». Vocabolario alla mano, divorando un libro dopo l'altro, Blerida ottiene la licenza media in Puglia, prima tappa del viaggio della famiglia Banushi. Trova modo anche, allenata dal padre, di diventare campionessa d'Italia di lancio del giavellotto nella sua categoria. Al liceo si innamora della biologia e vuole proseguire gli studi: «Il desiderio di indipendenza, unito al non voler pesare economicamente sui delicati equilibri economici dei miei genitori, mi spinse a cercare una possibilità per seguire gli studi universitari fuori casa. Venni a sapere dell'esistenza dei collegi universitari e dei criteri di merito relativi all'ammissione e vidi in questo una grande opportunità. Così pure le mie sorelle (entrambe laureate in Ingegneria, ndr). Effettuai alcune ricerche e puntai la mia attenzione verso la città in cui erano presenti più collegi universitari, cioè la mia futura e carissima Pavia». Blerida sa che deve mantenere la media e i risultati per restare in collegio. Ma è determinata. Si laurea nei tempi e a pieni voti in Biologia sperimentale con il professor Andrea Mattevi. Prima la triennale in Biologia sperimentale e applicata, poi la specialistica. Vince una Marie Curie Initial Training Fellowship e inizia a collaborare con il laboratorio del professor Paul Gissen dell'Università di Birmingham che, nel 2009, le propone di proseguire con un PhD e di partecipare a un progetto europeo volto ad indagare, con un approccio multidisciplinare, lo sviluppo e la patologia del sistema epatico. Anche in questa fase il Collegio Nuovo la sostiene con una delle borse di perfezionamento post laurea. Nel 2013 un nuovo cambio di passo: diventa ricercatrice post dottorato al London University College. Il sogno di mamma Suzana e papà Edmond si è realizzato ma c'è ancora strada da fare. «Io non smetterò mai di ringraziare i miei genitori – dice Blerida – Ma anche la mia "seconda famiglia", a Pavia». Ai giovani che cominciano gli studi e hanno sogni nel cassetto dice di «non mollare mai davanti alle difficoltà, perché dietro all'angolo possono esserci nuove e inattese opportunità». «Io sono una persona di scienza e quindi sostengo che servano prima di tutti tenacia, impegno, costanza e mantenere i piedi per terra – ammette Blerida – ma anche un po' di fiducia nella sorte. Bisogna crederci, qualche volta, anche in modo illogico».