È la cultura che rieduca i detenuti
di BRUNO CONTIGIANI Il carcere va di moda. Il Corriere della Sera ha dedicato una pagina intera al volontariato in carcere, l'Università Bocconi, ha aperto nel settore Social, uno spazio per borse di studio a detenuti, al Salone della Responsabilità sociale d'impresa in ottobre, il Rettore della medesima università e il Ministro Orlando, discuteranno del valore economico delle attività trattamentali (parleremo anche noi di Vivere con Lentezza). Qualcosa di più di una moda, si spera. Quali sono i fattori che rendono un carcere migliore di un altro, capace di restituire alla società persone che, dopo aver pagato il loro debito, vogliono proseguire sulla retta via? Dopo sei anni di lavoro volontario a Torre del Gallo, con i gruppi di lettura ad alta voce e con il mensile Numero Zero, a parità di strutture, a fare la differenza sono come al solito le persone, i progetti e le relazioni. Senza tutto questo, anche la struttura più moderna, sicura, architettonicamente valida, non potrebbe aspirare a questo titolo. Non tutte le carceri hanno a disposizione le risorse di Bollate, ma il vero valore aggiunto è dato dalla capacità di governare in sintonia una collettività di persone con storie e funzioni diverse che vi trascorrono un tempo della loro vita condividendo spazi ristretti. Quindi la capacità di saper lavorare con ciò che si ha a disposizione, compito della direzione. In molte situazioni si tratta di donne, che svolgono un lavoro usurante e carico di responsabilità, condivise con il corpo degli agenti di polizia penitenziaria, settore spesso trascurato, che meriterebbe maggiore attenzione da parte di tutti. Al pari della direzione è di fondamentale importanza il ruolo degli educatori, anche qui ci troviamo di fronte a ruoli sovente ricoperti da donne, che maneggiano i percorsi di centinaia di persone e che riescono a trovare il modo di fornire opportunità di riabilitazione a chi vuole cambiare vita. Il legame con il volontariato è quindi fondamentale, al di là delle iniziative di quanti forniscono quotidianamente il minimo indispensabile a coloro che non ce l'hanno, è altrettanto importante l'azione di chi sviluppa programmi culturali, educativi, di ascolto. Da ultimo l'attenzione che una città, nelle sue istituzioni, politiche economiche, sociali e religiose, vi pone, non misurandone solo la distanza. Vicinanza, perciò, che si misura anche nelle piccole cose, come con una pensilina per parenti e operatori che vi si recano con i mezzi pubblici. Non tutte le fermate dei bus cittadini ne sono fornite e quindi qualora si pensasse di farlo, cerchiamo di non dimenticare quella fermata, utile a chi si deve fermare a lungo.