Senza Titolo
Impagabile Pavia! Possiede un gioiello di valore eccezionale: S. Salvatore. Non solo per quel che appare, con lo straordinario chiostro, il meraviglioso refettorio, le splendide celle dei monaci, i preziosi affreschi. Ma per quello che cela: gran parte di quel passato longobardo che i pavesi hanno cercato in tutti i modi nei secoli di far sparire, sicché l'antica capitale del regno longobardo - Pavia - è riuscita addirittura a evitare d'esser coinvolta, poco tempo fa, in una grande mostra nazionale sui Longobardi! Occupato per due secoli dai militari, quando i militari se ne vanno (vent'anni fa e più) Pavia (civici amministratori in testa) non si preoccupa di sapere quale destino si prepari a quella meraviglia. Per poi scoprire che il suo destino è stato separato da quello dell'ex Arsenale, col quale strettamente aveva convissuto sin allora ed è stato venduto (non sappiamo per quale cifra) alla Cassa Depositi e prestiti, che intende rivenderlo a caro prezzo. Pavia però non fa una piega! Nella perdurante non cospicua attenzione dei pavesi, ecco che si fanno avanti due attori: da una parte la parrocchia (che dell'antico complesso è riuscita a riscattare dai militari, un secolo fa, la bellissima chiesa, mercé l'iniziativa della "Società per la conservazione dei monumenti dell'arte cristiana"), dall'altra il cosiddetto "Arsenale creativo". Hanno (e può sembrare incredibile, ma questa è Pavia, bellezza!) obiettivi diversi. La parrocchia, con enorme sacrificio, riesce ad acquistare l'anticamera del convento: il cosiddetto chiostrino, 10% dell'intero. Non ha i mezzi per far altro che restaurare e riadattare quel che ha comprato, ma si ispira alla tradizione: quante grandi chiese anche pavesi han visto i lavori di costruzione prolungarsi a scala secolare! Non potrebbe essere lo stesso per il Salvatore? Quanto all'Arsenale creativo, del convento si disinteressa, senza peraltro riuscire a interessare realmente ai propri, intelligenti progetti le pubbliche istituzioni. Ma ecco improvvisa calare su Pavia la mano benedicente della Regione, che annuncia di voler collocare a Pavia, giusto nell'Arsenale, un proprio "polo archivistico". Chi ha propiziato questa mossa? Sbagliamo pensando sia stata la civica amministrazione? Sapendo di tirarmi addosso molte antipatie, dall'una e dall'altra trincea - Parrocchia e "creativi" - ma ormai ci ho fatto l'abitudine, chiedo: perché quel benedettissimo archivio dovrebbe andare nella parte ottocentesca dell'Arsenale e non nel convento? Poiché la presenza dell'archivio significa salvaguardia certa dell'edificio che lo ospiterà, non si dovrebbe scegliere come sua sede la parte del complesso di gran lunga più preziosa e insieme più esposta al rischio di degrado (già in corso, purtroppo)? Mi si obietterà che l'acquisizione degli edifici ottocenteschi comporterebbe costi di gran lunga inferiori a quelli del convento, ma davvero la Regione non sarebbe in grado di contrattare con tutt'altra autorità, rispetto al Comune, con la Cassa Depositi e prestiti? E il restauro e la restituzione al pubblico godimento di un monumento di quella fatta non sarebbero obiettivi di primaria importanza per la Regione? Ma, poi, tutto questo, ai pavesi, davvero interessa? Giulio Guderzo Pavia