Partita Italicum per la minoranza dem

ROMA L'estate e l'inizio della campagna referendaria, con novembre come deadline. Sottotraccia, partita sull'Italicum e sugli assetti del partito. La tela di Matteo Renzi che si snoderà da qui al prossimo autunno è fatta soprattutto di questi punti chiave e vede concretizzarsi, almeno in queste settimane, la scelta di un basso profilo da parte del presidente del Consiglio nella campagna per il sì alle riforme. Campagna che, d'altro canto, si preannuncia capillare e multiforme, contando sia sull'azione del web sia su quella, più tradizionale, dei Comitati per il sì. Ieri, ad esempio, è stata la volta dell'esordio dei Comitati livornesi. «A chi chiede di ricominciare da capo rispondo che invece è il tempo delle scelte», sottolinea il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi dalla città toscana, dove è tornata a rimarcare, «conti alla mano, il risparmio di 500 milioni di euro» che porterà la riforma. La campagna, insomma, sta per entrare nel vivo, avrà nella Festa nazionale del Pd del 28 agosto una data chiave per poi entrare nel rush finale prima del referendum, che potrebbe anche tenersi il 20 novembre, dopo il primo voto del parlamento su una legge di stabilità che si preannuncia alquanto spinosa. Parallelamente c'è la partita sull'Italicum. Per Renzi, legge elettorale e voto sulla riforma sono due cose da tenere ben distinte ma è tutt'altro che escluso che, già a settembre, in parlamento avanzino le prime proposte, dal Bersanellum a quel Provincellum che mantiene ballottaggio e premio di maggioranza. «L'Italicum è una buona legge, se poi qualcuno pensa di cambiarla ha diritto di farlo e di presentare un testo in parlamento, che è sovrano, per trovare i numeri necessari», scandisce ancora Boschi. Ben diversa la posizione della minoranza Pd. Per Gianni Cuperlo, ad esempio, «riforme e Italicum insieme sono pericolose. Al referendum ci sono buone ragioni per votare sì e ragioni di merito per votare no. Il punto di equilibrio è cambiare l'Italicum». L'autunno sarà infine anche il tempo dei cambi negli assetti di partito. Sabato, a margine dell'assemblea del Pd, dai dem è arrivata una sostanziale difesa dei due vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani. Ma è lo stesso Guerini, in un'intervista a Repubblica, a spiegare che la segreteria va rivista sostituendo, ad esempio, quei componenti che oggi hanno anche incarichi di governo. Il tema del vicesegretario unico resta sullo sfondo così come quello del rilancio del partito. Il Pd va «migliorato», spiega Guerini mentre Retedem, costola della minoranza Pd, invoca una vera e propria svolta. «Il partito va ricostruito dalle fondamenta, serve un progetto di centrosinistra e noi daremo il nostro contributo anche in vista del Congresso» spiega Sergio Lo Giudice.