Hillary-Sanders, la sfida si rinnova

di Andrea Visconti wNEW YORK Esce di scena Debbie travolta da uno scandalo ed entra in scena Marcia. È così che prende il via oggi a Filadelfia la Convention Democratica che giovedì incoronerà Hillary Clinton candidata alla Casa Bianca. Al centro dell'imbarazzante vicenda c'è Debbie Wasserman Schultz, presidente della National Democratic Convention, che è stata rimossa dall'incarico e sostituita da Marcia Fudge quando si è saputo di numerose controverse email che gettano fango sul Democratic Party. Alti esponenti del partito nei mesi scorsi hanno manovrato dietro le quinte per sabotare la candidatura di Bernie Sanders, il senatore progressista del Vermont che nel corso delle primarie aveva scatenato l'entusiasmo dei giovani in un modo che Hillary neppure se lo sogna. Volevano farlo fuori come rivale, che la smettesse di fare concorrenza alla Clinton, che i suoi comizi non facessero il pieno mentre quelli di Hillary erano meno coinvolgenti. Ecco allora che, all'insaputa del pubblico, i big boss democratici hanno tramato. Per esempio Brad Marshall, direttore finanziario del National Democratic Convention, in una email aveva indicato che una strada per indebolire Sanders avrebbe potuto essere quella di far circolare la voce che la fede ebraica del candidato democratico fosse da mettere in dubbio. Circa 20mila email - alcune delle quali imbarazzanti come quella di Marshall - sono state rese pubbliche da Wikileaks. Si tratta di quella stessa organizzazione che tre anni fa scatenò un putiferio internazionale quando rese note informazioni top secret del National Security Agency relative a come il governo Usa stava spiando le telefonate e le email degli americani. Alla vigilia dell'apertura della Convention dunque, la Wassreman-Schultz è stata messa alla porta e Marcia Fudge è chiamata in extremis a tenere le fila dell'importante kermesse politica dei democratici. È in questo clima in cui questa sera Sanders prenderà la parola dal podio di Filadelfia. Un discorso difficile, il suo, anche prima dello scandalo: Bernie deve incoraggiare i suoi sostenitori ad appoggiare Hillary anche se lui stesso non ne è convinto. Che la nomination vada alla Clinton non c'è alcun dubbio. Lei ha 2807 delegati a suo favore contro i 1894 di Sanders. Ma la battaglia che si consumerà nei prossimi quattro giorni non riguarda la nomination bensì l'unità di partito. La speranza era di fondere l'agenda centrista di Hillary con quella progressista di Bernie. Ma Sanders lo diceva già mesi fa che il partito stava manovrando per metterlo in disparte. Ora ne ha le prove. ©RIPRODUZIONE RISERVATA