Sparò al vicino, patteggia quattro anni
di Maria Fiore wGAMBOLÒ Quattro anni di carcere. É la pena patteggiata ieri mattina, davanti al giudice Carlo Pasta, da Sebastian Fallauto, il 31enne accusato di avere sparato da una finestra al vicino di casa, alla frazione Remondò di Gambolò, per presunti debiti non pagati. Fallauto, che per questa vicenda era stato arrestato ed è ancora in carcere, ieri si è presentato davanti al giudice, accompagnato dal suo difensore, l'avvocato Alessandro Arrigo, per chiudere i conti con la giustizia. Non c'era invece la vittima. Giovanni Capodaglio, 46 anni, di Gambolò, ha deciso di non costituirsi parte civile nel processo. L'uomo era stato colpito da un proiettile esploso da una pistola di piccolo calibro, che lo aveva ferito all'occhio destro. Da quell'occhio, a causa del ferimento, ha perso la vista. A Fallauto era stato contestato all'inizio il tentato omicidio, ma in seguito l'accusa è stata "alleggerita" in lesioni volontarie gravi. Doveva anche rispondere della detenzione illegale dell'arma, un revolver calibro 6. La pistola non era denunciata. «Abbiamo preferito chiudere la posizione con il patteggiamento», si limita a dire l'avvocato Arrigo. La vicenda risale al 5 dicembre del 2015. Tutto era partito da un diverbio davanti alla stazione di Remondò, dove abita la vittima. Il 46enne stava scaricando la spesa dalla macchina quando tra i due è nato un litigio, causato da vecchie ruggini per motivi di lavoro. Fallauto aveva lavorato per la vittima in passato e lamentava presunti compensi non pagati. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, tuttavia, Fallauto era rimasto alla finestra del suo appartamento, occupato abusivamente, al primo piano sopra la stazione. Da qui sarebbe partito il colpo di pistola, che aveva colpito la vittima al volto. Era stata la moglie del ferito a sentire la detonazione. Uscendo, aveva trovato il marito a terra con il viso insanguinato. L'aggressore aveva aperto la porta ai carabinieri, che lo avevano subito arrestato. «Quei soldi mi servivano per comprare la legna per l'inverno, per scaldare la casa dove vivo con mia madre – si era difeso l'indagato –. Abbiamo litigato, ma non volevo fargli del male. Ho preso la pistola e il colpo è partito per sbaglio». Il 31enne aveva però confermato il movente: aveva fatto piccoli lavori per Capodaglio, che allestisce stand per le fiere, e, a suo dire, non aveva preso tutti i soldi. Una spiegazione che non era bastata a evitare il carcere e il processo.