Studenti, pensionati e lavoratori: le storie delle ventitré vittime

di Antonino Palumbo wBARI Fulvio Schinzari, 59 anni, è stato il primo a essere riconosciuto, dopo il botto dei due treni regionali fra Andria e Corato, in Puglia. Viaggiava verso Bari, per tornare al lavoro dopo un periodo di ferie. Amava il rock e i libri. Sono stati i suoi colleghi della polizia di Stato a identificarlo, fra le lamiere. Assieme al vice questore originario di Galatina, altre ventidue persone sono morte nello schianto. Sabato i funerali. Secondo i soccorritori, non ci sarebbero altri resti. Ma quattro famiglie stanno ancora aspettando risposta sulla sorte dei propri cari. Un anello di pietra nera è stato il documento di identità di Jolanda Inchingolo, 25 anni, originaria di Andria. Si sarebbero dovuto sposare a settembre, ora resta solo il «Perché mi stai lasciando solo?» postato su Facebook da Marco. C'era un matrimonio anche nel futuro di Pasquale Abbasciano, 61 anni, conterraneo di Jolanda e macchinista del treno 1016: dopo il lavoro avrebbe raggiunto sua figlia in Comune, per la promessa. E l'anno prossimo, stappata la pensione, si sarebbe goduto il meritato riposo dedicandosi ai suoi campi. Quei campi dove stava passeggiando, non lontano dalla ferrovia, il 51enne agricoltore Giuseppe Acquaviva. Lo hanno portato all'ospedale di Barletta, ma è morto .Non pensava certo alla pensione Antonio Summo, 15 anni di Ruvo di Puglia, studente con una passione per la musica: suonava la tromba al conservatorio. Da perfetto adolescente non aveva seguito il consiglio del padre, di restare a casa perché aveva mal di pancia. «Devo recuperare due debiti formativi, lo sai» aveva ribattuto, prima di andare ad Andria a quel corso di recupero che, martedì, è finito prima del previsto. Così come, prima del previsto, è partita quel treno in direzione opposta. Una giovane vita spezzata, come quella di Francesco Tedone, 17enne di Terlizzi, appena rientrato dal Giappone e passato dall'Itis Jannuzzi di Andria a salutare i suoi docenti. A Bari erano atterrati pochi minuti prima Salvatore Di Costanzo, 56enne di Bergamo, agente di commercio e allenatore di calcio, e Alessandra Bianchino, 29 anni, originaria di Trani ma residente ad Andria, dov'era attiva nel volontariato e nell' Oratorio Salesiano. «Papà, ho preso il treno al volo: fra poco sono lì» aveva detto al telefono poco prima dell'incidente. Arrivava da Bruxelles, invece, Giulia Favale, 51 anni, lucana di Nova Siri nata in Francia, docente di conversazione in lingua straniera al Liceo Cafiero di Barletta. Con lei la figlia, Antonella Pastore, che in Belgio lavora e che è stata ricoverata ad Andria. All'ingresso dell'ospedale Bonomo avevano chiesto di lei, preoccupate, alcune colleghe. Da Milano a Bari aveva volato Michele Corsini, 61 anni, emigrato in provincia di Bergamo, ma spesso a Barletta dove gestiva un bar. A Milano sarebbe tornato Michele Pisani, 49 anni, esperto di marketing di Pavia. . Lascia una figlia di due anni e mezzo Patty Carnimeo, 30 anni, barese ma residente ad Andria da quando si era sposata. Lavorava nel capoluogo pugliese, come estetista. Il marito ha cercato invano il suo ultimo abbraccio, sul luogo della tragedia. L'abbraccio della nonna ha invece salvato la vita a Samuele, sette anni. Per lei, però, non c'è stato nulla da fare. Come Donata Peppe (63), hanno perso la vita nello scontro Serafina Acquaviva (62), Maria Aloisi (49) di ritorno da Andria dove aveva assistito il padre, Rossella Bruni (22) originaria di Martina Franca, il capotreno Albino De Nicolo (57) identificato in ospedale e il macchinista Luciano Caterino (37), Nicola Gaeta (56), Benedetta Merra (52), Gabriele Zingaro (24) e Giovanni Porro (60), l'ultimo dei ventitré a essere identificato. Il più anziano era Enrico Castellano, 72 anni, originario di Ostuni e dirigente del Banco di Napoli in pensione. Viveva a Torino, tornava spesso dai nipoti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA