Abusi e spinello al 14enne, 5 anni
PAVIA Non ha partecipato alle altre udienze, ma ieri era in aula, con la spalla fasciata, per ascoltare la decisione dei giudici. Fabio Raimondi, 44enne di Pavia, aveva di fianco il suo avvocato, Girolamo De Rada, quando il collegio dei giudici ha pronunciato il verdetto: condanna a cinque anni e tre mesi di carcere per avere abusato di un ragazzino di 14 anni dopo averlo stordito con alcol e droga. Per questa accusa, ieri pomeriggio, il collegio presieduto da Lugi Riganti ha anche deciso di disporre una provvisionale di 20mila euro al ragazzino e ai suoi familiari, parte civile con l'avvocato Fabrizio Aronica. «Siamo soddisfatti – è stato il primo commento della madre della vittima dopo la sentenza –. A noi interessava che venisse riconosciuta la colpevolezza di quest'uomo e così è stato». Il pubblico ministero Andrea Zanoncelli aveva chiesto, al termine della requisitoria, una condanna a nove anni e tre mesi, ma alla fine i giudici (che hanno anche disposto l'interdizione perpetua dell'imputato dai pubblici uffici) hanno riconosciuto l'equivalenza tra attenuanti e aggravanti. Le motivazioni saranno depositate solo fra 90 giorni, ma è chiaro che i giudici hanno ritenuto fondato l'impianto dell'accusa. L'episodio al centro delle contestazioni risale a una sera di marzo del 2011. Il 44enne avrebbe offerto al 14enne due o tre birre poi dell'hashish, e quindi avrebbe approfittato di lui a bordo della sua automobile, parcheggiata in aperta campagna. Secondo l'accusa l'imputato agiva seguendo una modalità consolidata: attirava i ragazzini con la lusinga di una bibita gratis o di uno spinello. In questo caso ci sarebbero state anche le molestie e il 14enne non avrebbe avuto la forza di reagire. Ad accorgersi dell'accaduto era stata la madre, perché il figlio era tornato a casa stravolto ed era stato necessario portarlo al pronto soccorso. La vittima, interrogata sei volte sull'accaduto, non ha mai cambiato versione. Durante il processo sono stati sentiti anche altri giovani, che erano soliti frequentare la compagnia che si riuniva sotto i portici di piazza Vittoria davanti al Mcdonald insieme a Raimondi. L'imputato durante il processo era stato anche sottoposto a perizia e giudicato dal medico legale capace di intendere e volere, seppure affetto «da un disturbo della personalità grave e da un disturbo fittizio» oltre a essere «socialmente pericoloso». (m. fio.)