Poste, sportelli a rischio d’estate
PAVIA Sono 15 gli uffici postali che nella nostra provincia sono privi di direttore che, negli uffici con un solo operatore, risulta peraltro essere l'unico impiegato. E così, denunciano i sindacati, per tenere aperte queste sedi si distacca personale da altri uffici che, a loro volta, vanno in debito d'ossigeno. «Basta un giorno di ferie o un malanno per scombussolarne l'assetto - dice Maurizio Dassù, Slp Cisl -. E, ad aggravare la situazione, è la mancanza di turn over». Ma non è solo la sportelleria ad essere in agonia. Dei 3miliardi di investimenti promessi dall'azienda un anno e mezzo fa per le Poste 2.0, a Pavia e provincia non è arrivato un euro. Dei 174 uffici postali presenti sul territorio provinciale, ben 44 sono aperti a giorni alterni. «Per quanto riguarda il recapito, se Vigevano e Voghera hanno linee dedicate ai grandi clienti (1 a testa) Pavia niente e quindi succede che il recapito a giorni alterni riguardi tutta la città compresi uffici, negozi, attività di produzione e di servizi tra cui il tribunale, gli ospedali, l'università - spiega Dassù -. Attualmente, per sopperire ai carichi di lavoro esorbitanti, il centro di distribuzione di Pavia, a supporto dei 32 portalettere, ne utilizza altri 13 che fanno parte del personale eccedente per le riorganizzazione a giorni alterni. Quando il processo si concluderà con il trasferimento delle eccedenze, questo supporto verrà meno e per Pavia sarà impossibile ricevere la posta in tempi ragionevoli. Ormai si è arrivati ad un punto di non ritorno». La Cisl poste scatta la fotografia della situazione della provincia di Pavia e la invia ai parlamentari, onorevole Chiara Scuvera, Pd, e senatore Gianmarco Centinaio, Lega, che avevano voluto essere presenti alla manifestazione organizzato lo scorso 4 luglio davanti alla prefettura. A cui chiedono aiuto contro l'ulteriore quotazione in borsa e il recapito a giorni alterni. «Il timore tra i lavoratori, che tanto hanno dato e stanno dando molto per tenere in piedi quest'azienda, è che si stia andando verso un punto di non ritorno - sostiene Dassù - non si vedono progetti per il futuro, i mezzi e gli strumenti di lavoro sono obsoleti, la manutenzione è carente, mancano le cose essenziali a cominciare dalla carta». (st.pr.)