Riso, a Bruxelles il primo verdetto
PAVIA I risicoltori italiani si mobilitano contro le importazioni di riso Indica a dazio zero dal Sudest asiatico, e dalla Cambogia in particolare. Il Pavese e la Lomellina, prime zone risicole d'Italia e d'Europa con i loro 83mila ettari (+ 4% nell'ultimo anno secondo la Coldiretti regionale), attendono con interesse l'esito degli incontri fra i funzionari delle direzioni Commercio e Agricoltura della Commissione europea e il governo cambogiano, in programma da mercoledì a venerdì a Bruxelles. La delegazione italiana (ministero delle Politiche agricole ed Ente nazionale risi), con quelle spagnola, greca e portoghese, aveva richiesto alla Commissione di «adottare urgenti soluzioni ai problemi che il mercato del riso sta vivendo a causa dell'irrefrenabile flusso di importazione a dazio zero dai Paesi meno avanzati (Pma)». In settimana i funzionari Ue voleranno a Phnom Penh per trovare una soluzione a una questione che a fine campagna determinerà in Europa il record di importazioni e l'incremento delle scorte nei magazzini. «E' la cronaca annunciata dalla filiera italiana già nel 2014», commenta con l'amaro in bocca l'Ente nazionale risi. Il mondo risicolo pavese è in fibrillazione. «E' necessario - sottolinea Wilma Pirola, presidente di Coldiretti Pavia - vincolare le importazioni e introdurre in Cambogia e negli altri Paesi meno avanzati regole rigide sullo sfruttamento della manodopera e sull'utilizzo di prodotti fitosanitari, vietati da decenni in Europa». Se ciò non avverrà, in Asia molte persone continuano a restare in povertà, mentre in Italia la risicoltura continuerà a subire gli squilibri del mercato. Soffriranno sia le aziende agricole sia le riserie: le prime stanno abbandonando l'Indica per le scarse remunerazioni, mentre le seconde vengono snobbate da operatori che importano riso già lavorato e inscatolato. «Per questo, Coldiretti e l'Associazione delle industrie risiere italiane (Airi) hanno concordato la nuova proposta di politica di filiera - spiega Rodolfo Mazzucotelli, direttore di Coldiretti Pavia - Un'equilibrata produzione di Indica nazionale è indispensabile affinché il riso italiano possa mantenere una rilevante presenza sul mercato europeo, da cui può trarre beneficio anche il consumo di riso Japonica». Fulco Gallarati Scotti è presidente nazionale dei risicoltori di Confagricoltura, presidente della Borsa merci di Mortara e risicoltore a Cozzo. «Speriamo - commenta - che la delegazione Ue verifichi se l'abbattimento del dazio per il riso cambogiano abbia portato un miglioramento nelle condizioni di vita dei contadini cambogiani. E ricordo che l'Italia deve insistere sull'ottenimento della clausola di salvaguardia a favore del riso europeo». Giovanni Daghetta, presidente di Cia Lombardia e risicoltore a Robbio, fa rilevare la mobilitazione del settore. «Stiamo facendo pressioni a livello nazionale - dice - perché il ministro Martina faccia inserire un punto che vincoli la delegazione Ue a portare risultati concreti circa un ridimensionamento delle importazioni dall'Asia: un rigoroso rispetto dell'origine del prodotto, la non miscelazione del riso "Fragrant" con l'Indica comune e, se ciò non avvenisse, la clausola di salvaguardia». Umberto De Agostino