«I club gestiti da dirigenti del territorio»
VOGHERA «Chi arriva dall'estero non è legato alla maglia, ma viene in Italia solo per fare business. Se poi il ritorno economico non è all'altezza, portano i libri in tribunale e lasciano la società in mezzo ai guai, con tanti debiti». A parlare è Antonio Sala, 60 anni, già allenatore per 3 anni del Voghera, che portò in C2 con l'allora presidente Gastaldi, adesso apprezzato commentatore televisivo a TeleLombardia. Ancora l'allenatore di Saronno: «Io amo un altro tipo di calcio che purtroppo non c'è più, quello dei presidenti come Rozzi, Anconetani o Cellino, con cui ho lavorato, tutte persone sanguigne e passionali, molto attaccate alla squadra della propria terra. I proprietari stranieri li capisco di più per Inter e Milan, che se vogliono stare al passo dei top club internazionali, devono tornare a investire, ma nelle società con un bacino d'utenza limitato ritengo che sia essenziale il senso d'appartenenza dei dirigenti. L'esempio migliore e più virtuoso è quello di patron Squinzi al Sassuolo». Detto del Pavia, Antonio Sala parla anche del calcio a Voghera: «Ho vissuto in prima persona la passione del pubblico vogherese e capisco benissimo la posizione degli ultras, che ora seguono l'Asd Voghera in Prima Categoria. Ai miei tempi c'era una forte rivalità con il Pavia e l'Oltrepo, quindi è difficile accettare una fusione con una squadra rivale, è come se Inter e Milan si mettessero insieme. In certi casi, è meglio partire da una categoria inferiore, ma mantenere i colori e la propria storia, il senso d'appartenenza nel calcio è un valore molto sentito». Sala non ha abbandonato l'idea di tornare in panchina: «La passione e l'entusiasmo ci sono ancora, sono un guerriero di natura. Mi piacerebbe allenare vicino a casa, dopo che ho fatto 30 anni in giro per l'Italia. In tv mi sono ritagliato un mio spazio, in cui cerco di dare spiegazioni tecnico-tattiche mentre gli altri giornalisti-tifosi si punzecchiano tra di loro». Un altro tasto dolente del pallone italico è la ritrosia nel lanciare i giovani, soprattutto quelli italiani: «Il vero problema qui da noi è che i presidenti hanno poca pazienza. Se si guarda a fine campionato, in ogni categoria, gli unici a non essere esonerati sono gli allenatori che arrivano tra le prime quattro in classifica. L'assillo del risultato non permette ai tecnici di dare spazio ai giovani. Per fortuna sono state introdotte nuove regole sulle rose, che impongono la presenza di ragazzi cresciuti in casa, spero che questa normativa limiti l'importazione di calciatori stranieri di basso livello. Questa esterofilia complica anche il lavoro alla nazionale». Alessandro Quaglini