L’orgoglio dei tanti emigrati italiani esplode a Bordeaux
di Valentino Beccari wINVIATO A BORDEAUX Bordeaux ha dato i natali a un vino e a un colore. Un motivo di vanto per la città francese patrimonio dell'Unesco che srotola il red carpet (e non poteva essere altrimenti) per un quarto di finale che sa di storia. È citta storica, Bordeaux, con le sue chiese, la cattedrale, i musei, le piazze che trasudano di Ottocento. Il colore Bordeaux per un giorno concede asilo politco all'azzurro ma soprattutto al bianco dei tifosi tedeschi che hanno invaso la capitale della Guascogna. Un'invasione pacifica stavolta, non come quella dei normanni del X secolo che saccheggiarono la città o come quella dei nazisti nel 1942 che nel porto realizzarono una base sottomarina in calcestruzzo utilizzata da sommergibili e cargo che forzarono il blocco britannico per rifornire la Germania di materie prime. E quando nel 1944 i nazisti abbandonarono Bordeaux affondarono diversi natanti per impedire agli alleati di risalire la Garonna. Quella di questi giorni è invasione pacifica. I tedeschi sono almeno trentamila e di questi ventimila hanno il biglietto per lo stadio, gli altri assistono alla partita nella fans zone davanti ai maxischermi. Molto meno gli italiani: non più di diecimila. La Figc ha esaurito i 4.500 biglietti in quota mentre gli altri sono stati acquistati sul mercato "privato". Insomma, la voglia di azzurro c'è, ma nel salotto di casa o al massimo nella piazza dietro l'angolo, ma il viaggio al seguito della Nazionale è impegno ritenuto troppo gravoso o caro per gli italiani. E anzi passeggiando per il quartiere Saint Pierre, cuore della città vecchia e luogo vivace, pieno di viuzze caratteristiche, è facile imbattersi in tifosi con la maglietta azzurra e il tricolore secondo i dettami del profeta Conte, ma che cantano e incitano in un italiano un po' incerto. Per la maggior parte vivono in zona o arrivano dal Belgio e dalla stessa Germania. Il sentimento patriottico è più sentito dagli italiani all'estero, sono loro i tifosi itineranti della nostra selezione. «Arriviamo da Heidelberg in Germania - raccontano Luisa e Manuel, una giovane coppia italiana - Siamo nati in Germania ma i nostri genitori sono italiani. Siamo venuti in macchina con un bel gruppo, appena abbiamo saputo della sfida con i tedeschi abbiamo preso subito i biglietti. Per noi è un derby e anche i nostri migliori amici sono qui, anche se loro tifano Deutschland». L'orgoglio italiano c'è, ma è più forte in chi l'Italia l'ha dovuta lasciare. Si fanno sentire gli italiani, ma anche i tedeschi non scherzano. Per loro con Bordeaux è in atto il "derby del bicchiere". I germanici non disdegnano una delle 65 marche a denominazione controllata ma ovviamente la preferenza va per la birra, bevanda nazionale. E comunque i bar e i locali caratteristici sono attrezzati e accanto alle botti è facile individuare la classica "bionda" servita alla spina. È un tifo civile e l'unico limite che viene sforato è quello dei decibel per i cori tedeschi che non risparmiano i "do di petto". Del resto la sfida è sentita, eccome se è sentita: in campo otto titoli mondiali e una storia infinita i cui primi capitoli sono stati scritti quando ancora i calciatori usavano i pantaloni alla zuava e il pallone era di vero cuoio e prodotto a Herzogenaurach, guarda caso in Germania. Ma questa e tutta un'altra storia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA