L’embargo a Mosca è costato 4 milioni all’agricoltura pavese
PAVIA È costato oltre 4 milioni di euro l'embargo russo ai prodotti agricoli e agroalimentari pavesi. A lanciare l'allarme, all'indomani della manifestazione di Verona, è la Coldiretti, preoccupata anche dall'evolversi della situazione con la Gran Bretagna, terzo mercato per l'export del Made in Pavia. Nel 2013, infatti, da un rilevamento su dati Istat, le esportazioni dei prodotti agricoli e alimentari pavesi diretti verso la Russia valevano oltre 4 milioni e 700mila euro. Una cifra che nel 2015 si è ridotta a meno di 650mila euro, considerando soltanto il settore agroalimentare. Che significa una riduzione di quasi il 90 per cento. La guerra commerciale con la Russia ha colpito duramente l'agroalimentare in tutta la Lombardia, con un taglio delle esportazioni a livello regionale di 50 milioni di euro in due anni come emerge sempre dal monitoraggio della Coldiretti. Duramente colpite le spedizioni di ortofrutta, formaggi, latticini, carni e salumi direttamente interessate dall'embargo. Meno colpito, invece, il settore del vino e degli alcolici, non interessato dall'embargo russo. «Come è evidente la guerra commerciale con Mosca non ci fa bene - spiega Wilma Pirola, presidente di Coldiretti Pavia - E, come se non bastasse, adesso la Brexit rischia di incidere anche sulle esportazioni verso il Regno Unito. Servono quindi misure straordinarie per tutelare le nostre aziende e per appianare i rapporti con la Russia. Qui, infatti, si stanno lanciando in produzioni che imitano le nostre produzioni agroalimentari di eccellenza e che ci tolgono fette di mercato che, col passare del tempo, sarà sempre più difficile recuperare». Lo stop alle importazioni di frutta, verdura, salumi e formaggi dall'Italia, infatti, ha provocato nella terra degli Zar un vero boom nella produzione locale di prodotti taroccati, dal salame "Italia" alla mozzarella "Casa Italia", dall'insalata "Buona Italia" alla Robiola "Unagrande", dalla mortadella "Milano" al "Parmesan" tutti rigorosamente realizzati in Russia. Il tutto mentre a livello nazionale, stima sempre la Coldiretti, nel corso dei due anni di embargo sono stati respinti dalle frontiere russe 39,4 milioni di chili di mele italiane, soprattutto della varietà Granny Smith dal colore verde intenso e sapore leggermente acidulo, ma anche 29,5 milioni di chili di uva da tavola, 29,9 milioni di chili di kiwi, 2,8 milioni di chili di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, 14,2 milioni di chili di pesche e 85mila prosciutti di Parma e San Daniele a denominazione di origine. Lo stesso ministro dell'agricoltura russa ha confermato che è stata potenziata la produzione di prodotti lattiero caseari in modo da sostituire quelli che un tempo venivano dall'Italia: a potenziare la produzione del falso Made in Italy non è stata infatti soltanto l'industria russa ma anche molti Paesi che non sono stati colpiti dall'embargo come la Svizzera, la Bielorussia, l'Argentina o il Brasile. (reda. cro.)