«Chiedo la seminfermità mentale»
PAVIA «Il mio cliente al momento del delitto aveva una capacità mentale decisamente scemata». Sono parole di Giovanni Calì, l'avvocato difensore di Roberto Garini, l'uomo che ha massacrato a colpi di pistola la compagna Emanuela Preceruti. La strategia difensiva sembra punti ad ottenere l'infermità di mente almeno parziale. «Penso che il mio cliente non si rendesse conto – continua il legale – di cosa stesse facendo con quella pistola. Ha spiegato che dopo aver sparato non si è nemmeno accorto delle persone che gli erano intorno. E' rimasto abbracciato al corpo della compagna per almeno mezz'ora senza rendersi conto delle altre persone intorno a lui. Sono tutti elementi indicativi che dovranno essere valutati nel corso dell'inchiesta». «Da quel che ho visto nel primo interrogatorio – spiega l'avvocato Calì - mi sembra chiaro che il mio cliente avesse una capacità mentale decisamente ridotta. Non si rendeva nemmeno conto di quello che diceva e abbiamo dovuto sospendere diverse volte l'interrogatorio. Lui, tra l'altro, ha detto di ricordare solamente gli attimi degli spari. Ha detto di non ricordare nulla dei momenti precedenti e nemmeno di quelli successivi al delitto. Per il momento non voglio parlare di perizia psichiatrica ma è evidente che potrebbe essere una possibilità. Nell'interrogatorio di garanzia di domani ammetterà le sue responsabilità. Farà una confessione piena perché è evidente che è stato lui sparare, da questo punto di vista non ci sono dubbi». E' evidente che, per il momento, la strategia difensiva non è stata ancora definita con precisione. Si tratta di una difesa molto difficile per un uomo che non sembra avere molte vie d'uscita. «Non presenteremo nessuna istanza per gli arresti domiciliari – conclude l'avvocato Giovanni Calì – non mi sembra proprio il caso dopo quello che è successo nell'abitazione di Dorno». All'interrogatorio di oggi parteciperà anche il difensore che, ieri, ha avuto un lungo colloquio in carcere con il suo assistito.(a. a.)