Pavia, è arrivato il giorno della verità

PAVIA Dopo quindici anni - salvo colpi di scena - il Pavia rischia oggi di dire addio al calcio professionistico. L'allora serie C2 fu conquistata al termine dalla trionfale cavalcata nel girone B di serie D 2000-2001 quando gli azzurri di mister Torresani stravinsero il campionato con 81 punti davanti ai 69 del Fanfulla. Poi tante stagioni tra C2 e C1, Seconda e Prima Divisione fino alla Lega Pro unica. Tra ieri ed oggi si sono consumate e si consumeranno le ultime ore per un disperato tentativo di salvare il Pavia con l'iscrizione al torneo 2016-17 di quella che tornerà a chiamarsi serie C. La proprietà cinese che fa capo al presidente Xiaodong Zhu ha deciso ufficialmente a fine maggio di non continuare più la sua avventura a Pavia dando mandato al direttore generale Nicola Bignotti di trovare un compratore. A frenare, però, un'operazione di salvataggio è la pesante situazione debitoria del club di via Alzaia. Il bilancio 2015-16 si chiuderà con circa 4,5 milioni di passivo ha dichiarato martedì sera in Consiglio Comunale il dg Bignotti in una serata dove per tre ore si è discusso dei perché di questo fallimento, con scambi di accuse tra i banchi di maggioranza e minoranza. E come è stato ribadito in questa discussione fare calcio nel mondo professionistico e in quello di Lega Pro non conviene se non si hanno progetti extrasportivi. Come quelli che sembrava avere due anni fa la nuova proprietà cinese: stadio, investimenti commerciali e turistici sulla città. Tutti soffiati via come una bolla di sapone. «800mila euro sono i ricavi che in piazze come Pavia possono essere garantiti da introiti dalla Lega Calcio e da abbonamenti e incassi per le gare interne (48 mila euro da abbonamenti e 211 mila euro da incassi sono le cifre di questa stagione dati dal consigliere Pd, Gigi Furini,ndr) – ha dichiarato in Consiglio Comunale il direttore generale azzurro Nicola Bignotti – Ce ne vogliono almeno altri 1.200-1300 mila per un budget povero di Lega Pro». Anche i 10-15mila euro mancanti per iscrivere almeno il Pavia entro le 19 di oggi a Firenze in Lega Pro sarebbero un sacrificio forse utile ad allungare l'agonia della società pesantemente indebitata e quindi non appetibile per una nuova proprietà. Il disperato tentativo proseguirà comunque fino a questo pomeriggio. Poi si capirà quale futuro ci sarà per il Pavia: quello all'orizzonte sembra di una società da rifondare, "italianizzare", ripartendo dai Dilettanti: dalla serie D o dall'Eccellenza in base a quello che la Federcalcio deciderà per l'eventuale "nuovo Pavia". E per questo progetto sono al lavoro, da mesi o settimane, un paio di cordate anche con dirigenti, o ex soci dell'A.C.Pavia. Scenari che si sveleranno probabilmente dal 1 luglio nel caso del fallimento del salvataggio del Pavia. Come il Pavia a rischio iscrizione ci sarebbero Prato, Rimini e Martina. Da verificare le situazioni per l'ammissione al prossimo campionato di Akragas, Lanciano, Como e Bellinzago. Enrico Venni