«Bisogna saper vedere i segnali»

PAVIA Sono 59 le donne uccise dall'inizio dell'anno in Italia. «Questo fatto accaduto nel nostro territorio mi interroga ancora di più su quello che è necessario fare – spiega Maria Grazia Rossi del Centro anti violenza Liberamente di Pavia – Mi colpiscono i commenti: è come se si cercassero sempre delle giustificazioni, cosa può essere successo a quest'uomo? Non ci si chiede chi era al corrente della situazione. È una disgrazia capitata a ciel sereno? Non credo. Un atto efferato non si può più riparare, la figlia potrà elaborare quanto ha vissuto, in qualche modo, la mamma no: dobbiamo lavorare perché i segni vengano riconosciuti e attorno non ci siano silenzio e omertà». «Non esiste il raptus – spiega Isabella Giardini, direttore di A casa di Maru dell'associazione Kore di Vigevano – e la violenza che uccide, quella che vediamo noi da vicino, donne massacrate come nei film, parte da molto lontano, parte dallo sminuire la donna, farle sentire che non è nessuno, minarle l'autostima, toglierle coraggio. È la violenza che toglie la libertà di vivere e dire basta». «In questo momento storico – spiega Nicla Spezzati di Kore – è ancora più importante lavorare insieme con ospedali, forze dell'ordine e gli altri centri come stiamo facendo. Il problema alla base dei femminicidi è culturale: per questo bisogna lavorare a scuola e nelle famiglie, per insegnare che l'altra persona non è cosa mia, che io non posso tutto e non sono onnipotente, imparare a gestire il rifiuto. La differenza di genere nasce già dentro la famiglia». (a.gh.)