Cameron: «Non ci sarà un referendum bis»
LONDRA Il referendum sulla Brexit è storia, inutile gingillarsi con petizioni e illusioni. Ci pensa il dimissionario David Cameron, l'uomo che quel voto ha voluto e perduto, a mettere un punto fermo alla Camera dei Comuni: il risultato delle urne «va accettato» e in Gran Bretagna, nei tempi prevedibili della politica, non ci sarà rivincita contro il responso popolare. Semmai l'ultimo obiettivo del premier uscente, per irrealistico che sia, è provare a disporre le carte per tentare di restare «nel mercato unico». Ma in parallelo bisogna dare un nuovo timoniere al regno, che nella burrasca del dopo-leave rischia di andare alla deriva: con il Partito Conservatore in attesa del leader dopo-Cameron; e la maggiore forza d'opposizione, il Labour, precipitata nel caos dal braccio di ferro fra Jeremy Corbyn i colonnelli del partito che si sono ammutinati e congiurano contro di lui. Sul fronte Tory, si prova ad accelerare: il Comitato Esecutivo (detto Comitato 1922) ha fissato l'elezione di un nuovo leader (e futuro primo ministro) entro il 2 settembre; mentre il Times ipotizza prove di dialogo fra Boris Johnson, capofila in questi mesi del fronte pro-Brexit, e il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, il più fedele pretoriano di Cameron, pronto a valutare, malgrado le suo posizioni filo-Ue, di passare dalla parte dell'ex sindaco di Londra in cambio di un compromesso per ricompattare il partito e della poltrona di ministro degli Esteri. Sempre che i cameroniani, pur di fermare Boris, non decidano di contrapporgli l'attuale ministro dell'Intero, Theresa May. Chiunque prevarrà, dovrà poi portare avanti le trattative di divorzio con Bruxelles, ma anche convocare nuove elezioni politiche: verosimilmente entro l'anno. Cameron ha ripetuto di voler lasciare nelle mani del successore la decisione di attivare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona. L'emergenza del momento è limitare gli effetti del contraccolpo del referendum. Nel suo intervento ai Comuni non ha mancato di tranquillizzare i cittadini europei (italiani inclusi) residenti nel regno che per loro non cambierà nulla né, soprattutto, di promettere una risposta ferma contro gli episodi di razzismo e intolleranza alimentati sull'isola anche da certi toni della campagna referendaria: particolarmente contro la comunità polacca.