Juncker: «Adesso Londra faccia in fretta a uscire»
BRUXELLES L'Europa perde il primo pezzo e si prepara ad un futuro che appare incerto come mai in 70 anni. «Non nascondo che il momento è politicamente drammatico», ammette il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk quando non c'è più alcun dubbio sull'esito del referendum. «Il popolo britannico ha scelto, noi rispettiamo la decisione, ora si volta pagina», dice Matteo Renzi da Palazzo Chigi. «Intendiamo riaffermare la validità storica e l'importanza per il futuro dei nostri giovani dell'Unione europea e delle sue prospettive che vanno rilanciate con convinzione», dichiara il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Intanto il Parlamento europeo è in prima fila nel chiedere che non si facciano altri sconti e non siano concesse dilazioni al Regno spezzato da David Cameron, Boris Johnson e Nigel Farage. L'Eurocamera ipotizza perfino una revisione dei Trattati per bloccare sul nascere l'effetto domino. Ma non ce ne sono le condizioni politiche: col referendum costituzionale in arrivo in Italia, le elezioni in Francia e Germania nel 2017, all'orizzonte ci sono almeno due anni di negoziato con Londra e nessuna certezza. E dalla Germania trapela il "piano B" del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble: offrire al Regno Unito un accordo di associazione doganale simile a quello in vigore dal 1963 con la Turchia, escludendo però quelle ipotesi di integrazione in senso federalista vagheggiate da popolari, socialisti e liberali al Parlamento e che comporterebbero eurobond o una garanzia comune dei depositi bancari. Anzi, secondo il documento, Berlino si dovrebbe preparare a resistere all'offensiva che «Commissione europea, Francia e Italia» potrebbero lanciare «sfruttando l'insicurezza del momento». Mentre i mercati mondiali crollano la Ue cerca una via d'uscita. Rimettere nella lampada «il genio dell' euroscetticismo» che Nigel Farage si vanta di aver liberato sarà però più difficile che mai. Per limitare lo choc, già all' alba sono partite le prime frenetiche consultazioni tra le cancellerie e Bruxelles. Poi è stata la volta della riunione dei capigruppo del Parlamento europeo, seguita dal summit di crisi nell'ufficio di Jean-Claude Juncker con Tusk, Martin Schulz ed il premier olandese Mark Rutte detentore della presidenza di turno. Intanto a Lussemburgo sono volati i ministri degli Esteri. Il primo messaggio è chiaro: bisogna dare certezze in fretta, per evitare l'effetto domino. «Deve essere una sveglia per l'Europa» sintetizza Paolo Gentiloni. Al termine dell'incontro di Bruxelles è uno Juncker visibilmente stanco quello che legge la dichiarazione comune. Rassicura che «l'Europa continua a 27», pressa Londra ad avviare al più presto la procedura d'uscita prevista dall'articolo 50 del Trattato di Lisbona («Ogni ritardo prolungherebbe l'incertezza senza necessità») precisa che l'accordo negoziato da Cameron a febbraio per lo "statuto speciale" del Regno Unito «cessa di esistere». E quando una giornalista britannica chiede se oggi è l'inizio della fine dell'Europa, risponde con un secco «no». Ma non ha la forza di argomentare e chiude una conferenza stampa stringatissima. A mettere insieme le idee sul futuro di un'Europa a velocità variabili saranno altri protagonisti: il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmaier ha invitato oggi Berlino i colleghi degli altri cinque paesi fondatori. In contemporanea Matteo Renzi sarà all'Eliseo da Hollande. Lunedì entrambi voleranno da Angela Merkel a Berlino. Da martedì di nuovo tutti a Bruxelles per i due giorni del Consiglio europeo. E mercoledì il primo "conclave" della nuova Europa a 27, senza Cameron.