«Poca attenzione per il sociale» Il vicesindaco lascia e accusa

TORTONA «Non trovo quella carica innovativa che avevo auspicato quando mi ero candidato a fianco di Gianluca Bardone. Questo può essere il riassunto di varie divergenze che mi hanno portato alle dimissioni». L'ex vicesindaco Gianluca Silvestri il giorno dopo la scelta di abbandonare l'amministrazione è tranquillo. «L'assessorato alle politiche sociali non è un facile portatore di consenso, ma permette una conoscenza diretta delle difficoltà delle persone. Credo di avere svolto con impegno e competenza una delega che mi ha sempre appassionato, fin dai tempi dell'università. E in cui ho provato a mettere in atto delle modalità innovative che richiedono una dedizione costante e una visione di lungo periodo. Penso al concetto di welfare di comunità, al lavoro di rete, alla costruzione di modalità di lavoro nuove e condivise anche con territori limitrofi. Peccato che su questo terreno non abbia percepito altrettanto interesse dal sindaco, ho l'impressione che questa amministrazione sia ferma a vecchie logiche. Sul fronte ospedale si sarebbe potuto agire diversamente, non rinunciando a tutelare i reparti. E sinceramente mi è molto dispiaciuto apprendere che un tema delicato di cui io detenevo la delega sia stato dibattuto in una commissione risolutiva convocata durante una mio breve periodo di vacanza, ampiamente concordato prima». I temi su cui Silvestri avrebbe desiderato maggiore sostegno politico sono anche altri. «Penso alla complicata ristrutturazione del consorzio assistenziale Cisa, che ora ragiona a livello di bacino tra Tortona e Novi Ligure: qui occorreva un maggiore impegno da parte della politica nel tutelare una realtà che oggi supplisce a tante carenze di welfare sanitario e di sostegno alla povertà; penso alla gestione del personale comunale, fatta più in maniera premiale o punitiva che non nel coinvolgimento per obiettivi; penso al recepimento del Patto per la Salute, che ho studiato a fondo confrontandomi con l'assessorato regionale. Tutte cose che non devono restare inattuate, mi auguro che chi mi succederà possa portarle avanti». Stefano Brocchetti