Corte dei conti: la ripresa è lenta

di Michele Di Branco wROMA La ripresa c'è. Ma «il recupero della crescita del Pil appare ancora troppo modesto e, soprattutto, in ritardo rispetto alla ripresa in atto negli altri principali Paesi europei». La Corte dei conti dà atto al governo di aver fatto la sua parte per cercare di tirar fuori l'Italia dalla lunga crisi. Tuttavia i risultati sono ancora incerti, soprattutto sul fronte dello sfoltimento di enti e Authority inutili. Che sono ormai 11mila, nonostante le ripetute promesse di un robusto taglio. Secondo i magistrati contabili, la spending review resta uno snodo essenziale per il rilancio. E da questo punto di vista il presidente Raffaele Squitieri riconosce che la stretta sui travet, in termini di riduzione della spesa, è stata notevole. Dal 2010 al 2015, infatti, il risparmio ottenuto attraverso il blocco della contrattazione (e del turnover) ha permesso allo Stato di risparmiare 10 miliardi sui redditi dei dipendenti pubblici, con uno sforzo "assai severo" soprattutto sulle spese «che più incidono sul funzionamento delle amministrazioni e sui servizi resi ai cittadini». Il quadro economico, ad ogni modo, desta ancora forti preoccupazioni. La crescita procede a passo troppo lento anche perché, a causa dell'urgenza di contenimento dei conti pubblici, si sono sacrificate "politiche pubbliche vitali" come gli investimenti in infrastrutture e opere pubbliche, per le quali il Paese resta in coda in Ue. Il presidente Squitieri ha comunque sottolineato che la fase acuta dell'emergenza si è finalmente conclusa e ha permesso di evitare effetti collaterali insostenibili grazie a un allenamento dell'austerity. «L'uscita dall'emergenza finanziaria e l'auspicio di una ripresa economica più solida - ha spiegato - hanno consentito di predisporre correttivi a manovre di taglio» che comunque hanno inciso in profondità sulla spesa pubblica, in particolare sui dipendenti. Certo, l'azione di riequilibrio dei conti pubblici si è tradotta anche in risparmi molto rilevanti della spesa per interessi sul debito pubblico. Proprio questo fardello è quello che, più delle regole Ue, impone di continuare comunque un dosaggio molto attento tra sostegno alla crescita e rientro del debito, fondamentale per le aspettative dei mercati. Quanto alla riforma Pa firmata dal ministro Madia, la Corte ha dipinto un quadro con luci e ombre. La riforma va chiusa in tempi rapidi e finora ha prodotto risultati "timidi", ad esempio sulla minore presenza dello Stato sul territorio. Stesso discorso vale per l'attuale ipertrofia di enti e delle cosiddette autorità indipendenti. «E' necessario - ha avvertito la Corte dei conti - che si passi da generiche e spesso contraddittorie previsioni di riduzione o razionalizzazione a una concreta attività di sfoltimento, a partire dalle strutture doppione e da quelle che mostrano una sostanziale mancanza di un interesse pubblico attuale». Infine un avvertimento sul fronte delle tasse: per tagliarle, secondo i magistrati contabili, non bastano interventi spot ma serve una «revisione strutturale dell'intero sistema tributario. A questo proposito, la strategia deve muoversi in tre direzioni: ampliamento della base imponibile, rivisitazione degli obiettivi redistributivi assegnati al sistema di prelievo e ricerca di un effettivo coordinamento della leva fiscale tra livelli di governo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA