Borse scommettono sul “remain”
di Andrea Di Stefano wMILANO Sale cambi aperte tutta la notte a Francoforte ma anche a Palazzo Koch, sede di Bankitalia, è stato deciso un presidio ininterrotto. La Brexit potrebbe non essere indolore per l'area euro e ieri alcuni analisti lo hanno confermato a chiare lettere: «c'è il rischio oggettivo di ondate speculative che potrebbero mettere nel mirino i paesi più indebitati», hanno sottolineato gli analisti, «ma Draghi ha pronti tutti i bazooka possibili per tamponare questa eventualità, rafforzato dal voto della corte costituzionale tedesca». Sicuramente la sterlina si indebolirebbe in modo molto consistente, anche dieci punti percentuali nell'arco di 24 ore dall'esito del referendum, e Londra rischia una fuga di capitali, in prima fila quelli asiatici. «Un numero significativo di imprenditori e investitori cinesi ha scelto il Regno Unito come base per il mercato europeo. Un'eventuale uscita dall'Ue farebbe immediatamente defluire i capitali verso altri Paesi, Germania in testa», sottolinea il professore John Thanassoulis della Warwick University e membro del panel accademico sulla competizione della Gran Bretagna. Non tutti sarebbero scontenti da una vittoria dei sì: «Tutti gli aumenti dei tassi sarebbero sospesi per il 2016 e il 2017 e in tale scenario ci sarebbe probabilmente assistere addirittura ad un taglio da parte della Fed. D'altra parte, in caso di remain, l'allentamento della politica dovrebbe invertirsi e spingere al rialzo la sterlina e al rialzo i tassi», sottolinea nella sua nota Cassa Lombarda. Ieri i mercati borsistici hanno scommesso sulla vittoria dei no: Piazza Affari ha chiuso in flessione dello 0,62% ma nel Vecchio Continente le Borse hanno chiuso tutte sopra la parità (+0,4% a Madrid, +0,5% a Londra e Francoforte, +0,2 a Parigi). Ieri diversamente dal solito il direttore generale del Fmi Lagarde ha buttato acqua sul fuoco: un'eventuale uscita del Regno Unito dall'Ue avrebbe «alcuni effetti sull'economia americana», ma «si può discutere su quanto sarebbero significativi». Più che alla finanza la Brexit fa paura all'economia reale in termini di crollo degli scambi. L'istituto economico tedesco Ifo ha diffuso un'analisi sulle medio-grandi imprese tedesche: oltre un terzo prevede un impatto negativo sull'andamento delle loro attività mentre dall'Italia si stima la possibile caduta delle esportazioni (agroalimentari, moda e lusso). ©RIPRODUZIONE RISERVATA