La Spagna stregata in 22 anni vinta una sola amichevole
di Valentino Beccari wINVIATO A LILLE Si è rivelato previdente Antonio Conte nella scelta di Montpellier come sede del ritiro a "Francia 2016". Già perchè nella capitale della Linguadoca la corrida è un rito, magari snobbato dai francesi del Nord ma sentita in questa zona del Sud della Francia dove lo spirito nazionalista non è certificato solo dal successo del Fronte nazionale ma anche dal radicamento dei pieds-noirs, i francesi della colonizzazione africana e amanti della corrida. Proprio questo sabato all'arena c'è un appuntamento importante e Conte potrà studiare le mosse per "infilzare" il nemico spagnolo. Oppure potrà trarre ispirazione dalla corsa camarghese dove il torero, a mani nude e in divisa bianca, deve riuscire a prendere una coccarda dalla testa del toro. Perchè è certo che la sfida di Parigi di lunedì prossimo sarà sportivamente da sangue e arena. Ce lo ricorda la storia con il pugno sferrato dal portiere Zamora alle Olimpiadi del 1920 o ancora la gomitata di Tassotti a Luis Enrique ai Mondiali del 1994. Italia-Spagna è una classica che affonda le radici nei primi del Novecento con le immagini da cineteca consegnate agli archivi. Il bilancio nelle sfide ufficiali è in perfetta parità (10 vittorie a testa e 14 pareggi) ma è indubbio che dagli Anni 90 le Furie Rosse hanno alzato il tiro: negli ultimi 22 anni, dalla gomitata di Tassotti, per intenderci, le abbiamo battute soltanto una volta in 11 "incroci", nell'amichevole del 10 agosto 2011 a Bari (finì 2-1). Nell'ultimo decennio poi è la Spagna dei fenomeni, una generazione che ha vinto tutto (Europei 2008, Mondiali 2010, Europei 2012) figlia del tiki-taka del Barcellona e di una filosofia di calcio che ha riportato al centro del pensiero la palla e non la corsa. C'è stata la sconfitta dell'Italia di Donadoni a Vienna nel 2008 nei quarti di finale e quella in finale (4-0) di quella di Prandelli 4 anni fa. E adesso, per colpa di un urna sinistra, quasi extraparlamentare e di risultati eversivi nella prima fase, ecco che troviamo un tabellone esageratamente sbilanciato e con la finale europea del 2012 relegata a un ottavo di finale qualsiasi. Sarebbe come se Djokovic e Murray si incontrassero al terzo turno a Wimbledon. Però è andata così. E la Spagna è la prima ad essere preoccupata dell'incrocio anche perchè con una gestione più accorta della partita con la Croazia poteva tranquillamente accomodarsi nella parte soft del tabellone. «Non era il percorso che avevamo sperato. Ma rialzeremo la testa, ho i giocatori per farlo», ha detto il ct del Bosque. Certo è che la generazione che ha vinto tutto sta pagando dazio all'età e soprattutto ad una forma di appagamento. Non è più un'invincibile armata e le avvisaglie ci sono state già ai Mondiali del Brasile con un'eliminazione prematura. In porta De Gea sembra aver accusato il colpo dello scandalo sessuale, Piquè e Sergio Ramos tradiscono un certo nervosismo, Fabregas e Busquets peccano di presunzione e non sempre i passaggi di Iniesta sono "in bolla". Eppoi manca il ricambio se è vero che solo Morata tra i giovani sembra avere i numeri dei suoi fratelli maggiori. È una Spagna che gioca ancora troppo allo specchio e non si accorge dei capelli grigi e di un paio di chili di troppo. «Con l'Italia dobbiamo giocare con convinzione e farlo come sappiamo. Noi siamo la Spagna». Lo ha detto Iniesta ma forse neppure lui ci crede. ©RIPRODUZIONE RISERVATA