L’EX IMPERO CHE RISCHIA DI ISOLARSI

di ENRICO FRANCESCHINI "Nebbia sulla Manica, il continente isolato". La vecchia battuta sull'insularismo britannico aiuta a capire perché quest'isola delle meraviglie, come la chiamava Shakespeare, che ha dato all'Europa la Magna Carta, la rivoluzione industriale e la liberazione dal nazismo, si ostina a non sentirsi europea. La Gran Bretagna ha avuto il più grande impero dello storia: lo ha perso politicamente e geograficamente dopo il 1945, quando è iniziata la decolonizzazione, ma psicologicamente ne avverte ancora il retaggio, rinfrescato dal Commonwealth, l'associazione delle ex-colonie, che riunisce 2 miliardi di persone, quasi un terzo della popolazione mondiale. Londra è culturalmente europea, anch'essa figlia della civiltà ellenica e giudaico-cristiana, ma il suo sguardo, le sue relazioni, le sue ambizioni, si allungano sull'intero globo. Sarebbe altrimenti difficile capire perché oggi ci sia un referendum sull'Unione Europea e perché, fino all'ultimo, il risultato appaia incerto. Di referendum sull'Europa gli inglesi ne fecero un altro, nel 1975, e vinsero largamente i sì, 67 a 23 per cento: ma era un sì al Mercato Comune Europeo, un'alleanza economica che faceva comodo anche a loro. Quando l'unione ha cominciato a stringersi, quando l'Eurozona è sembrata un preludio agli Stati Uniti d'Europa, i sudditi di Sua Maestà sono diventati scettici - anzi euroscettici. Bisogna capirli, almeno fino a un certo punto. Per Francia e Germania, l'ideale di un'Europa unita ha significato la fine di guerre secolari. Per l'Italia, ha simboleggiato l'uscita dal fascismo e l'arrivo della democrazia. Per Spagna, Portogallo, Grecia, un po' più tardi, è stata il tramonto delle dittature. Per i paesi dell'Europa dell'est, la Ue ha rappresentato la caduta del muro e del comunismo. Per il Regno Unito, niente di tutto questo: è la più antica democrazia parlamentare, non aveva bisogno dell'Europa per aspirare alla libertà o per risorgere dalle ceneri. Giustificazioni che aiutano a comprendere l'euroscetticismo, ma non del tutto. Nel mondo globalizzato, stare da soli non ha più senso. I vantaggi economici di appartenere all'Europa dei 28 stati superano di gran lunga gli stress provocati dall'immigrazione. E del resto l'esempio di altri Stati Uniti (d'America) dimostra che gli immigrati portano denaro, dinamismo, inventiva. Se si ragionasse più pacatamente, qualunque inglese dovrebbe arrivare alla conclusione che la Ue è un buon investimento, se vuoi contare qualcosa e far sentire la tua voce, a livello economico e politico, tra giganti come Cina, India, Usa, Russia. Il ragionamento che ha portato al referendum britannico, tuttavia, non è stato affatto pacato. Il vento del populismo, su cui ha soffiato un piccolo partito minacciosamente cresciuto quale l'Ukip, tira anche qui, come nell'America di Trump o nella Francia di Marie Le Pen. La grande recessione del 2008 ha lasciato ferite che non si sono rimarginate. Nell'aria c'è tanta paura del nuovo. Il clima ideale per trovare un capro espiatorio: gli stranieri, ovvero gli altri, i diversi. È già successo, negli anni Trenta del secolo scorso, con la crisi che condusse all'ascesa del nazifascismo in Germania e in Italia. Adesso si dà la colpa agli immigrati; che a Londra siamo anche noi italiani e gli altri continentali. Gli inglesi, specie i più anziani, i più poveri e i meno istruiti, in sostanza i più deboli, hanno la tentazione di dire: fermate il mondo, voglio scendere. Da Obama al presidente cinese, dal Fondo Monetario ai premi Nobel per l'economia, dal conservatore David Cameron al laburista Jeremy Corbyn, senza dimenticare l'arcivescovo di Canterbury, le banche della City, la Confindustria e i sindacati britannici, li esortano unanimi a votare "remain", ossia per rimanere nella Ue. Ma le sirene del populismo promettono che, votando Brexit, Britain exit (sottinteso - dall'Europa), tutto tornerebbe magicamente più bello. Essere o non essere europei, "that is the question", parafrasando Shakespeare, che i nostri vicini al di qua della Manica devono risolvere oggi nelle urne. Auguriamoci che scelgano bene, perché se loro hanno bisogno dell'Europa, anche l'Europa ha bisogno dell'Inghilterra. E in caso contrario, diversamente dalla vecchia barzelletta, non saremo noi continentali a sentirci isolati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA