HELENO E CR7 GEL E GOL

Chissà come si comporterà oggi in campo Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro, meglio noto come Cristiano Ronaldo, ancora più come CR7. Sì, CR7, come un'automobile, di lusso ovviamente, giacché si parla di uno che guadagna 60 milioni di dollari all'anno: lo sportivo più pagato, inseguito da Lionel Messi a 6,6 milioni di dollari di distanza. In questo Europeo il portoghese ha finora fatto cilecca, attirandosi le ironie. Certo, oggidì è facile lo sberleffo e l'irrisione, specie nei confronti dei potenti e CR7 lo è, c'è poco da fare. E ben sappiamo che il paragone cui ci si accinge ha un che di urticante, di scomodo. Ma chi del calcio ama le sue infinite storie, le traiettorie non sempre miliardarie e rosee, coltiva queste stranezze. CR7 ricorda tantissimo, nell'atteggiarsi, Heleno De Freitas, una delle tante leggende maledette del calcio brasiliano. Uno che era famoso anche per quel che faceva fuori dal campo: vita notturna, belle donne, cura maniacale del suo aspetto. Uno che quando segnava di testa, andava dal raccattapalle dietro la porta a prendersi un pettine per sistemarsi i capelli. Uno che usava il gel a chili esattamente come fa il nostro. Intendiamoci: auguriamo a CR7 - e certamente sarà così - che le cose gli vadano sempre bene, vita natural durante. Perché il destino di Heleno fu drammatico. Alto, agile e veloce, fortissimo nel gioco di testa, aveva un carattere isterico e polemico: insultava avversari, arbitri e perfino compagni. Nel 1937 passa dalla Fluminense al Botafogo: nel club nerostellato diventa leggenda. Segna 209 gol in 235 partite ed è il simbolo di una squadra indomita. Ma qualcosa si è rotto per sempre: Heleno ha contratto la sifilide. Lo si saprà dopo, a spiegare i suoi comportamenti sempre più aggressivi, sempre più folli. Minaccia con una pistola l'allenatore della nazionale, Costa. Finisce in Argentina, al Boca Juniors, dove è protagonista e dove si vocifera di una relazione clandestina con Evita Peron. La malattia mentale però degenera, litiga con tutti anche lì e torna in Brasile, al Vasco de Gama, dove vince il titolo carioca. Riparte, questa volta verso la Colombia, nel Junior Barranquilla, dove gli dedicano una statua con la scritta: "el jogador", il giocatore. A 32 anni viene rinchiuso in una casa di cura, è l'ombra del calciatore fantastico che ipnotizzava i difensori, del playboy che faceva strage di cuori, dell'uomo raffinato e di cultura che parlava più lingue e leggeva gli autori russi. Sono giorni strazianti: si strappa i vestiti, mangia i ritagli dei giornali che riportano le sue gesta sportive. Muore a 39 anni, nel novembre del 1959. Disperatamente solo. Noi siamo tranquilli: CR7 non leggerà mai queste righe e quindi neppure gli toccheranno i gesti scaramantici. Lunga vita al portoghese. Però, sappia che in Brasile tra Pelè e Garrincha tutti preferiscono Garrincha. Più modestamente, in Europa, tra Ronaldo e Iniesta, tutti preferiscono Iniesta. E non è questione di classe, di gol, di tecnica. È altro. Che hai o non hai. Pelé e CR7 non ce l'hanno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA