Invalido dopo la caduta «Mi negano la pensione»
di Paolo Fizzarotti wVOGHERA Una vicenda così violenta e assurda da sembrare inventata di sana pianta. Invece il tribunale di Pavia l'altra mattina ha stabilito che è tutto vero, ha condannato parte dei responsabili e ora si sta preparando ad indagare gli altri. La storia è quella di Antonio Iacomino, un vogherese che oggi ha 42 anni: sopravvissuto in modo miracoloso a una caduta sul lavoro da nove metri e soprattutto sopravvissuto al trattamento inumano cui è stato sottoposto dopo l'infortunio. «Forse avrebbero preferito se fossi morto - dice Iacomino - Così non ci sarebbe nessuno ad accusarli. Invece, purtroppo per loro, sono vivo e ricordo tutto». Ora cerca vendetta? «No. Sono molto credente e il desiderio di vendetta non è da buon cristiano. Non spetta a me giudicare quelle persone, ma alla magistratura. Poi sarà Dio a decidere. Io cerco solo di ricominciare: perchè una vita non può finire a 40 anni». I fatti si erano verificati nell'ottobre 2011, a Corvino San Quirico, durante dei lavori al tetto di un capannone. Nino Nascimbene, 64 anni, e la moglie Daniela Mutti, 61 anni, sono stati condannati a tre e due mesi di carcere per lesioni personali colpose e omissione di soccorso, con una provvisionale di 50 mila euro a favore di Iacomino. Ma i due hanno già fatto ricorso. «Sono in piedi solo grazie all'equipe del professor Benazzo - prosegue Iacomino - ma ho 15 perni nel bacino e tre nel polso sinistro, con tre vertebre lesionate. Non posso camminare o stare in piedi a lungo. Sono invalido al 100% ma l'Inail non mi può dare la pensione perchè committenti e impresario hanno fatto ricorso dicendo che non si trattato di un infortunio sul lavoro, sfruttando il fatto che mi avevano preso in nero. Al processo ho detto tutto. L'impresario edile Antonio Dell'Olio ha mandato sul tetto me e altri due senza alcuna protezione antinfortunistica. A chiamarmi era stato Dell'Olio, dicendo che aveva bisogno urgentemente di operai. C'era solo una piccola impalcatura, non avevamo nessuna protezione. Ho chiesto come mai e mi hanno risposto: o così o te ne vai. Dell'Olio non è salito con noi: stava parlando con la Mutti. La donna diceva che bisognava fare i lavori molto in fretta per non farsi vedere e spendere poco: penso che fosse un capannone abusivo. Poi il tetto si è aperto e sono precipitato. Quella donna non si è mai preoccupata delle mie condizioni di salute, pemsava solo ai soldi. Diceva in continuazione a Dell'Olio "Toglietemelo di qui", peggio che se fossi un cane. I due ragazzi che erano sul tetto con me volevano chiamare il 118, glielo hanno impedito. La Mutti ha chiuso la porta del capannone, per evitare che qualcuno scoprisse l'accaduto. Nonostante le fratture mi hanno caricato sulla mia macchina, come se fossi un pacco, e mi hanno abbandonato davanti al pronto soccorso». A trovarlo, per caso, è stato un infermiere: l'operaio era ormai agonizzante. Iacomino è uscito dall'ospedale cinque mesi dopo.