L’urlo d’odio del killer di Jo Cox
di Fiammetta Cupellaro wROMA «Volete sapere il mio nome? Morte ai traditori, Gran Bretagna libera». È racchiuso in questa frase il delirio di Tommy Mair, l'assassino cinquantaduenne di Jo Cox, la deputata laburista di 42 anni e madre di due bambini, da sempre schierata per i diritti dei rifugiati, pacifista ed europeista. Invece di declinare il suo nome come gli veniva richiesto dal giudice Emma Arbuthnot della Westminster Magistrates Court, Mair ha urlato quella frase che tratteggia un movente del delitto. Quello politico. Mair, che da dieci anni si era avvicinato all'organizzazione filonazista statunitense "Springbok club" avrebbe ucciso Cox perché rappresentava quella parte di Gran Bretagna che vuole rimanere in Europa e che il 23 giugno prossimo voterà contro la Brexit. «Tenendo presente il nome che ha appena fornito, dovrebbe essere visto da uno psichiatra» ha ordinato la giudice Arbuthnot. Mair, il killer di Birstall che nel suo passato ha mostrato a lungo problemi mentali, sarà dunque sottoposto ad una perizia psichiatrica Domani riprende la campagna referendaria. Dopo due giorni di silenzio in segno di lutto, ricomincia la campagna referendaria "pro" o "contro" Brexit che ha spaccato il Paese. Sperando, hanno detto il premier David Cameron e il leader dell'opposizione Jeremy Corbyn, che non riprendano anche i toni violenti e accesi che hanno segnato la battaglia referendaria. Almeno finora. La Gran Bretagna ha vissuto le ultime settimane in un clima di tensione, in attesa del 23 giugno che potrebbe cambiare il destino economico e sociale del Paese. Altre deputate minacciate. E mentre continua l'ondata di cordoglio con migliaia di persone che a Londra, davanti a Westminster, depongono fiori, candele e bigliettini in ricordo di Jo Cox, i media rivelano che non era l'unica deputata a sentirsi in pericolo. Alcune parlamentari avevano denunciato timori per la loro sicurezza direttamente all'ufficio del premier David Cameron. «Se non si fa qualcosa per rafforzare in modo massiccio la sicurezza nelle circoscrizioni - aveva scritto una collega della deputata uccisa - potrebbe accadere una tragica fatalità». Proprio la trappola tesa a Jo Cox, aggredita mentre si recava all'incontro settimanale nella sua circoscrizione elettorale a Birstall, nel New Yorkshire. Negli ultimi mesi aveva ricevuto e denunciato minacce, un uomo era stato arrestato, ma non le era stata assegnata la scorta. L'aggressione. Inizia a ricomporsi la dinamica dell'aggressione avvenuta giovedì poco prima dell'una davanti alla biblioteca di Birstall. I due testi chiave sono l'assistente parlamentare di Jo Cox, Fazila Aswat, e Bernard Kenny, un uomo di 77 anni ferito gravemente da Mair mentre tentava di difendere la deputata. Kenny è "un veterano" delle operazioni di salvataggio in miniera: nel 1973 faceva parte della squadra che cercò di salvare la vita a sette minatori intrappolati nell'impianto di Lofthouse. L'aggressione inizia alle 12.45 nel parcheggio accanto alla biblioteca, dove Jo Cox e la sua assistente parcheggiano l'auto. Tommy Mair è nascosto armato di una pistola e un coltello. All'interno di una macchina lì vicino, c'è Bernard Kenny che aspetta la moglie. Improvvisamente Mair esce allo scoperto e si avventa sulla deputata con il coltello. Kenny scende subito dall'auto e cerca di disarmarlo. Tutto inutile, il killer lo accoltella allo stomaco, poi al grido di «Britain first» colpisce la parlamentare più volte. Lei si accascia a terra ed è a quel punto che le spara tre colpi di pistola a distanza ravvicinata. Per Jo Cox non c'è più nulla da fare. Mair scappa, ma viene rintracciato a un chilometro di distanza. Ancora sporco di sangue viene steso a terra dagli agenti ai quali dice: «Sono un attivista politico». A casa gli trovano materiale di propaganda nazista, riviste in cui si inneggia alla "superiorità della razza bianca" e antisemita. Ieri l'urlo di odio in tribunale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA