Negozi in centro, nostalgia di “Vigevano è”

VIGEVANO Il commercio soffre, ma ancora di più soffre chi lavora in via Merula. Dopo la provocazione lanciata da Giorgio Balocco, padre di Elena, titolare del negozio Seven, che aveva affisso un foglietto di fianco alla vetrina con la scritta «Il negoziante esasperato la cicuta ha comperato e stasera fa cin cin a questo tragico destin», vedono nero anche gli altri commercianti della via. «Non è questione di eventi o di mercatini – dice Maria Grazia Lazzarin, negozio di intimo – quando c'erano, comunque, non entrava nessuno. Servono grandi marchi, soprattutto in piazza Ducale. Non possiamo mettere street food nel salotto della città e non dobbiamo puntare solo su turisti da "gelato-pizza-patatine". Vigevano ha bisogno di negozi particolari, di marchi prestigiosi. Poi, per esempio, palazzo Merula, dove c'è un bellissimo cortile, d'estate potrebbe diventare sede di diversi eventi». «La gente non compra più – aggiunge Roberta Fracassin di Papillon – non è questione solo di via Merula, anche se qui, in effetti è tutto chiuso e non invoglia il passaggio. In città stanno aprendo solo alimentari e bar. Dobbiamo tutti, Comune compreso, incentivare il turismo. Quando c'era "Vigevano è" era tutta un'altra cosa». Non è un problema solo di via Merula. «Penso che via Merula sia come le altre vie – spiega Sabrina Marazzi, del negozio di telefonia - noi abbiamo la nostra clientela. La verità è che il vigevanese preferisce comprare a Milano». Il "colpo di grazia" l'ha dato la modifica alla viabilità in seguito alla chiusura del cavalcavia La Marmora. «Dopo le prime modifiche - racconta Leonardo Foresti, del Carrefour di via Merula - era state un disastro, abbiamo avuto un calo intorno al 10-15%. Poi, anche se hanno corretto il tiro, la situazione non è rientrata, abbiamo tuttora un calo del 3-5%. Ed è strano, perché avevamo una tendenza in crescita, ma per la prima volta da tempo, siamo tornati in negativo. È una via spenta». «C'è poca gente in giro – conclude Eleonora Augello di Fashon Kid – vuoi per la crisi, vuoi per mille motivi. Non sappiamo neanche più noi cosa servirebbe, è una situazione generale. La verità è che la gente non ha più soldi da spendere». Riccardo Ghia, assessore alle attività produttive, rassicura: «sStiamo stilando un elenco di tutto quello che faremo e stiamo facendo – afferma Ghia - a breve daremo una risposta precisa e dettagliata».(s.bo.)