Conte: la squadra c’è e mi piace lo spirito
LIONE Voleva un'Italia di guerrieri. E il primo a dare il sangue per la Patria è stato lui, Antonio Conte. E' accaduto al gol di Emanuele Giaccherini, quando il ct si è voltato per andare ad esultare con gli uomini della panchina ed è finito nel mucchio. Una ferita al labbro sotto il naso in uno scontro con Zaza o con il collaboratore tecnico Sandreani, non si è capito bene. Ma che importa! Un po' di sangue, niente di grave. Tanta la gioia per il gol. A maggior ragione perché segnato da quel Giaccherini che è il suo pupillo. E che ha rivoluto lui in Italia quando era ancora al Sunderland, in Premier. Gli ha chiesto di tornare a giocare nella serie A e così il centrocampista ha firmato con il Bologna nella speranza di conquistarsi una maglia per gli Europei. Che il suo mentore, Conte, gli ha consegnato. E lui tanta fiducia l'ha ricambiata con il primo gol azzurro a Euro 2016. Ecco perché il 47enne ct azzurro se la ride sotto i baffi. «È stata una buona partita», ha detto Antonio Conte a caldo, dopo aver salutato la figlia Vittoria e la moglie in tribuna, «preparata bene. I ragazzi hanno saputo soffrire contro una squadra candidata alla vittoria finale. Non abbiamo fatto niente, lo sappiamo, però questo 2-0 è la dimostrazione che siamo una squadra. Ci sono 23 ragazzi che stanno bene tra di loro. Però, non abbiamo fatto niente. Lo spirito c'è», ha aggiunto il ct, «e aiuta perché ci aspetta un cammino in salita. Noi siamo sfavoriti, dobbiamo dare sempre il massimo». Su di giri, invece, Leonardo Bonucci, l'uomo dell'assist al bacio del primo gol a Giaccherini. «Sapevamo che contro il Belgio dovevamo dare qualcosa in più, perché di fronte avevamo giocatori di grande qualità. Ed è andata bene», ha detto il difensore della Juventus. «Abbiamo iniziato alla grande il nostro cammino, ma siamo solo all'inizio. Serve umiltà. Serve spirito di sacrificio. Dobbiamo continuare su questa strada, il gruppo c'è. Visto Candreva come correva alla fine? E Immobile visto che bella mano ci ha dato quando è entrato? Però, occorre restare con i piedi ben piantati per terra. Siamo solo alla prima partita». E poi: «La mia partita più bella in Nazionale? No, spero debba arrivare...». E Giaccherini? Eccolo, è su di giri a fine partita: «Sono contento, abbiamo messo cuore e anima, quello che serviva per battere una squadra forte come il Belgio. Una sorpresa? Ma no, ce la possiamo giocare con tutti. Ma guai a pensare di essere arrivati, qui c'è da soffrire se vogliamo fare bene». E poi la dedica: «A mio nonno, mi seguiva sempre quando era in vita. Sarà contento...». Sul gol: «Ho fatto gol grazie allo stop di sinistro azzeccato, è stata la chiave per poter calciare di piatto destro e gonfiare la rete». E, infine, un retroscena: «Il mister (Antonio Conte, ndr) durante la rifinitura mi ha minacciato», ha rivelato il centrocampista del Bologna, «mi ha detto che se avessi sbagliato un gol facile mi avrebbe fatto tornare a casa a piedi. Non potevo correre questo rischio». Infine, Marco Parolo: «Tutto merito del mister, è lui che ci ha insegnato i movimenti necessari per una gran partita». (r. c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA