«Gallo, lo scienziato che ha svelato l’Aids»

SANTA MARIA DELLA VERSA A volte la vita può giocare brutti scherzi, ma al tempo stesso essere molto buona: un paradosso che non è ironia, ma semplice realtà. Lo porta come scolpito nel suo corpo e nella sua mente il biologo e virologo Giorgio Achilli, originario di Stradella e trasferitosi anni fa a Santa Maria della Versa, ultrasettantenne, malato di sclerosi multipla, ormai quasi completamente paralizzato, che ha dedicato la sua vita, la sua carriera professionale, alla lotta non contro la propria malattia, ma contro l'Aids. Ha fatto un'esperienza che negli anni Ottanta è toccata a pochi italiani: lavorare al National Institutes of Health di Bethesda (Usa), fianco a fianco con Robert Gallo, l'immunologo americano che nel 1983 riuscì ad isolare, insieme al francese Luc Montagnier, il retro-virus dell'Hiv, responsabile della sindrome da immunodeficienza acquisita. Gallo sarà al collegio Cairoli di Pavia domani alle 17 per una conferenza dal titolo "Journey with blood cells and viruses and the development of the Global Virus Network". La voce di Achilli è rotta dall'emozione e dalla malattia, ma ciò non gli impedisce di raccontare: «Tutto è iniziato nella primavera del 1983: Gallo aveva appena scoperto il virus e venni a sapere che sarebbe venuto a Lerici, in Liguria, per un convegno. Mi presi un giorno di ferie per andare e rimasi tanto impressionato dai suoi discorsi che, a fine giornata, mi avvicinai a lui per chiedergli se potevo collaborare con il suo laboratorio. Mi rispose che sicuramente si sarebbe fatto sentire per farmi venire negli Stati Uniti, ma io, a dire la verità, non ci credetti. La sorpresa fu quando, tre settimane dopo, ricevetti una lettera a suo nome in cui mi invitava ufficialmente. Non esitai: annunciai a moglie e figli di fare le valigie perché a breve saremmo partiti». Achilli prese l'aereo e arrivò a Bethesda nel ruolo di virologo-ricercatore per il reparto di malattie infettive del Policlinico di Pavia, all'epoca diretto da Elio Guido Rondanelli. Lì c'era un grande entusiasmo per il recente isolamento, si credeva che da quel momento in poi la strada per arrivare alla cura sarebbe stata in discesa. Ma allo stesso tempo vigevano una forte perplessità ed un grande dubbio: di chi era il merito della scoperta scientifica? Di Gallo o di Montagnier, che nel suo laboratorio in Europa lavorava notte e giorno sul virus? «Sono quasi certo che abbiano fatto tutto gli Stati Uniti – spiega Achilli – Io ci sono stato nel laboratorio di Gallo e, è vero che sono arrivato poco dopo il momento di svolta, ma ho visto tutti i documenti e i file d'archivio lì presenti: non c'era traccia del presunto invio del virus da parte dei francesi e mi creda che gli americani documentavano ogni cosa nei minimi dettagli. Quando Montagnier venne insignito del premio Nobel per la medicina nel 2008, fu davvero un'ingiustizia e Gallo proprio non se l'aspettava, anche perché aveva sempre cercato di mantenere buoni rapporti col collega d'oltreoceano». Achilli, occupandosi delle proteine strutturali del virus, lavorò tra Pavia e Bethesda per sei anni: sei mesi qua, sei mesi là; la famiglia lo seguiva d'estate, rimanendo durante l'inverno a casa. Contribuì a portare in Italia studi, approcci ed innovazioni importanti per cercare di dare sollievo ai malati di Aids. Rondanelli gli diede abbastanza fondi per realizzare al Policlinico un laboratorio che fosse in tutto e per tutto uguale identico a quello dell'immunologo americano, solo più piccolo. Anche dopo il 1989, però, i rapporti con gli Stati Uniti non finirono. Achilli e Gallo erano diventati cari amici e si sentivano al telefono o per email per scambiarsi ancora idee sull'Hiv oppure per aggiornarsi sulla salute reciproca. Intanto, la sclerosi di Achilli avanzava e nel 1996 fu costretto ad abbandonare il lavoro. «L'ultima volta che l'ho visto era il 2004 – continua – Mi sono fatto accompagnare da mio figlio apposta fino all'Institute of Human Virology a Baltimore. Ci siamo riabbracciati dopo anni ed è stato emozionante, lui si ricordava tutto di me. È sempre stato un uomo eccezionale che ha donato la sua vita alla ricerca del modo per distruggere una volta per tutte l'Aids. Se non ce la farà lui, ce la farà qualcun altro, ma è un dato di fatto che anche le sperimentazioni sul vaccino che sta attuando proprio in questi mesi passeranno alla storia». Achilli ringrazia la sua buona stella per avergli permesso di conoscere Gallo e vivere un'opportunità del genere. E se la sua malattia non gli consentirà di venire al convegno domani e parlargli di persona (forse per un'ultima volta, chissà), ha qualcosa da dirgli: che lo ha sempre stimato, ammirato, e che gli lascia i più grandi e affettuosi saluti. Gaia Curci