LE TENSIONInVIA AL TORNEO
di Valentino Beccari wINVIATO A MONTPELLIER «Rien ne va plus, les jeux sont faits», la Francia prende a prestito dal croupier la celebre frase per battezzare l'avvio degli Europei di calcio. Ansie, tensioni, scioperi e minacce restano la triste musica di sottofondo di questa rassegna ma la sensazione è che la Francia e i francesi non vogliano dichiarare la resa alla paura. Parigi e le altre città che ospitano le partite sono guardate a vista, controllate, "spiate" e i punti sensibili, dagli stadi alle Fan zone, dai centri di allenamento a stazioni, aeroporti e metropolitane sono presidiati da addetti alla sicurezza e telecamere. Gli agenti in divisa sono appostati ad ogni angolo ma anche quelli in borghese svolgono il loro prezioso lavoro oscuro. Migliaia di uomini in assetto antiterrorismo ma con una certa discrezione, senza ostentare la forza delle armi anche se è da quelle che bisogna difendersi. Parigi non si trasforma in Tel Aviv e la Francia non vuole essere un nuovo Libano anche per soli trenta giorni. I francesi non si chiudono in casa, sorridono, perché vogliono dare all'Europa e a loro stessi una chance di pace e di spensieratezza. Certo, camminando per le vie delle città francesi bisogna abituarsi alla presenza dei gendarmi come compagni di viaggio così come bisogna mettere in preventivo il controllo di borse e zaini e le perquisizioni quando si entra appunto nei luoghi sensibili. Le code e la restrizione delle libertà individuali sono ovviamente il prezzo da pagare per godere di maggiore sicurezza ma la Francia non vuole correre il rischio di farsi piegare dai terroristi e questi Europei vogliono essere anche la risposta ai limiti e alle lacune che hanno caratterizzato gli attentati del novembre scorso al Bataclan e a Saint Denis. Ovviamente a soffrire maggiormente saranno gli "altri" Europei, quelli del tifo, con le Fans zone che sono da sempre gli "altri stadi", quelli dove la gioia dell'aggregazione e lo stare insieme valgono quanto un gol vittoria al novantesimo. È chiaro che le limitazioni sui maxischermi le depotenziano ma i francesi così come tutti i tifosi arrivati qui da ogni angolo d'Europa non hanno alcuna intenzione di restare chiusi in casa. Sembrava addirittura che fosse vietata la trasmissione delle partite nei bistrot ma poi Patrick Kanner, ministro francese dello Sport, ha corretto il suo sottosegretario, Thierry Braillard, ribadendo che il divieto riguarda solo gli schermi giganti e non i "42 pollici" di pub e bar. Insomma i francesi non ci stanno, non vogliono piegarsi alla paura e mostrano la faccia sorridente. Certo è che alla minaccia del terrorismo sono intervenuti altri fattori a condizionare il fischio d'inizio. Lo sciopero dei netturbini ha messo in vetrina la spazzatura di Parigi che sembra superiore a quella di Napoli e lo sciopero di ferrovieri e piloti mette a rischio i trasporti proprio nei giorni dove gli spostamenti sono materia prima. Eppoi ci sono gli scioperi generali programmati per martedì prossimo, il 24 e il 28 che possono davvero mettere in ginocchio il paese perchè se il governo è fermo nella sua posizione i sindacati non fanno passi indietro. Per la Francia un bel banco di prova anche sotto questo profilo perchè sono oltre due milioni e mezzo i tifosi che stanno arrivando per assistere alle partite ed una paralisi generale con lo spettro degli attentati sono ovviamente fonte di apprensione. Però almeno alla vigilia della partita inaugurale si respira un'atmosfera di calma apparente e il "totoformazione" sull'undici che schiererà il ct Didier Deschamps sembra prevalere sulla paura e la confusione. Signori, fate il vostro gioco. ©RIPRODUZIONE RISERVATA