Sforzesca, resta solo la storia

VIGEVANO Trecento vigevanesi abitano in un angolo di città che sembra rimasto intatto nei secoli. E che si spegnendo. Il viaggio nelle frazioni di Vigevano tocca oggi la Sforzesca, poco più di quattro chilometri da piazza Ducale. Già dal nome si intuisce l'origine storica di quella che doveva essere un tenuta da caccia e un luogo per sperimentazioni scientifiche. Non ci addentreremo sul Colombarone, costruita come cascina modello nel 1486, e neanche sul Mulino della Scala, in cui ha messo lo zampino Leonardo da Vinci. Ai giorni nostri la Sforzesca non sembra nemmeno essere a due passi da Vigevano. I nativi (il 70% degli abitanti della frazione risiedono in pianta stabile da generazioni) parlano un dialetto già "più lomellino" rispetto a quello della città e sono i primi a capire gioie e dolori dell'abitare così in fuori. «Il principale problema, di cui avevo parlato anche col sindaco Sala, è rappresentato dall'attraversamento pedonale di fianco alla chiesa –spiega Cristian Zacchetti – spesso teatro di incidenti anche mortali. Avevo chiesto che venissero tracciate nuovamente le strisce ma per il momento non è cambiato nulla». La provinciale 206 taglia in due la Sforzesca: venendo da Vigevano a destra del corso Pavia c'è la zona più recente, caratterizzata dalla villa della famiglia Castelbarco e dalla chiesa; a sinistra c'è la parte storica, con il Colombarone, la casa rotonda, la via dei Fiori (ormai ridotta male) e le case basse e tutte uguali caratteristiche della frazione. «Per il Colombarone speriamo in una soluzione importante – commenta Alessandro Zacchetti – perché è un edificio molto bello ed è un peccato vederlo in questo stato. La via dei Fiori è ormai abbandonata al suo destino e abbiamo cercato di abbellire le case di via Orefici per ricordarne la funzione». Via Orefici è il cuore della Sforzesca: una volta c'erano una merceria (gestita da Marcella Battisti) e ben due negozi di alimentari. «Ormai dobbiamo andare a far la spesa a Vigevano – dice sconsolata Marcella Battisti – Qua non c'è più niente». In compenso non ci sono problemi particolari né con il servizio postale né con quello di igiene pubblica. Se proprio vogliamo qualche disservizio lo crea piuttosto il sistema di irrigazione delle piante che sorgono a fregio della pista ciclopedonale (per altro scarsamente utilizzata) che affianca il corso Pavia. «All'inizio addirittura molti di noi avevano allagamenti fino in casa – racconta Gianfranco Franchi, classe 1937, nato e cresciuto in via Orefici – Adesso hanno messo delle pompe per drenare l'acqua in eccesso e rimane solo dell'umidità in eccesso negli orti». Se vogliamo trovare il pelo nell'uovo basta cambiare strada: in via Guglielmo da Camino e in piazza Sforza le case sono state imbrattate con scritte; poco oltre nulla o quasi rimane di quella che era la via dei Fiori. Le caratteristiche abitazioni sono tutte abbandonate e delle piante rampicanti che decoravano le abitazioni resta solo un roseto sotto un affresco ormai scolorito. Oliviero Dellerba