«Lavoro per rieducare i carcerati»
ROMA Il compito del carcere deve essere quello di rieducare, è necessario dunque un «profondo rinnovamento del modello di detenzione» che sappia da un lato «garantire la sicurezza della comunità» e dall'altro consentire «l'opportunità dell'istruzione, del lavoro, l'apertura alla società esterna, per offrire ai detenuti la scelta del recupero e dell'integrazione». Con queste parole del presidente Mattarella, nel199/o anniversario della fondazione della Polizia Penitenziaria, la politica penale in Italia sembra voler voltare pagina. Sarà perché, come dice il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il carcere non ha prodotto «reali risultati in termini di sicurezza per i cittadini» e il numero dei detenuti ha ripreso a crescere con il solo effetto di aumentare «le difficoltà nella gestione degli istituti di pena». «Se vogliamo che la reclusione non sia soltanto una parentesi afflittiva - ha sottolineato Orlando - il punto di riferimento deve essere il momento del ritorno all'esterno». Dunque, più istruzione e formazione all'interno e soprattutto lavoro perché il dopo, fuori, una volta abbattuta «la cortina di timore, reciproco silenzio e diffidenza che separa il carcere dal tessuto sociale esterno» possa essere più facile per tutti. E gli esempi di buone pratiche all'interno degli istituti di pena non mancano. Nel carcere di Bollate, a Milano, l'officina meccanica oltre a «offrire valide opportunità lavorative ai detenuti, spendibili sul libero mercato - ha sottolineato il capo del Dap, Santi Consolo - ha consentito il pieno recupero del parco auto regionale con significativo risparmio di spesa». E i risultati di Bollate hanno incoraggiato a replicare l'iniziativa nel carcere di S.Angelo dei Lombardi e con un'autocarrozzeria, a Roma e Catania. Obiettivo: «soddisfare le esigenze di Forze di Polizia e Uffici Giudiziari». Non solo: il Dap pensa di utilizzare il lavoro dei detenuti anche per migliorare la manutenzione del patrimonio edilizio.