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Il coraggio di denunciare, il coraggio di chiedere un cambiamento. E - sull'altro fronte - la necessità di distinguere con un margine netto fra tradizione e sopruso. Mentre l'indagine della Procura di Pavia sta facendo il suo corso (sono state chiuse le indagini e cinque studenti dovranno difendersi dalle accuse di sequestro di persona e violenza privata nei confronti di due compagni di collegio: l'uno sarebbe stato chiuso in un armadio con le ante rivolte contro la parete e lì sarebbe rimasto fino ad accusare un malore, l'altro si sarebbe visto puntare un coltello a un occhio) il dibattito si allarga. Esce dal chiuso delle stanze e obbliga a una riflessione. I primi a farne una sono stati gli stessi responsabili del Borromeo, il presidente del consiglio di amministrazione ha presentato un esposto alla magistratura chiedendo che facesse le opportune verifiche e quattro dei cinque studenti sono stati espulsi, il quinto è sospeso. Ma il sasso lanciato nello stagno da un ex studente emigrato negli Stati Uniti - a cui si aggiunge ora la voce che, con coraggio, si alza dall'interno del collegio - sta innescando una reazione a catena, un dibattito più ampio che coinvolge la società civile. La goliardia, dal canto suo, si sente tirata in ballo, ribadisce la sua vocazione, il suo spirito originario, e sottolinea come l'ironia aiuti a svezzare i più timidi ma invita anche a individuare un limite da non valicare. (m.g.p.)