«Goliardia è solo ironia e dignità»

PAVIA «C'è una bella differenza tra la goliardia universitaria e quello che avviene in alcuni collegi, neppure in tutti peraltro». Ludovica Tarnoczy, laureanda in Medicina, ex capo dell'Ordine degli Spartani (a Pavia ci sono anche Augustus e Minerva), è il presidente dell'Asup, associazione degli studenti universitari pavesi rifondata lo scorso anno dopo un lungo silenzio. E quali sono le differenze? «La prima è che chi entra in un ordine goliardico lo fa per libera scelta, a differenza del "culo collegiale", passatemi il termine, che le matricole invece sono costrette a subìre loro malgrado». Quindi chi entra in un ordine sa ciò che lo attende. «Goliardia è "cultura e intelligenza". Rispetto della dignità e ironia sono due punti fermi. Insieme alla leggerezza, che non significa superficialità. I goliardi degli ordini sono consapevoli che, un giorno, saranno professionisti con un ruolo nella società. Ma è importante anche saper guardare le cose con il giusto distacco e un po'di ironia». Il confine a volte è sottile e superarlo è un attimo. «Diciamo che cerchiamo di restare sempre entro i confini della legalità. E se qualcuno supera il limite i grandi intervengono. E' già successo. Le vessazioni alle matricole non sono mai estreme e hanno uno scopo pedagogico: svegliare quelli del primo anno che ancora non sono ben consapevoli del loro status di studenti universitari. C'è sempre una componente ludica, alle matricole si fa presente che sono lì per loro volontà. Chi non ci sta può uscirne». Senza subire ripercussioni o essere ghettizzato? «Un ordine è formato da studenti di vari anni, chi non vuole avere un ruolo attivo al massimo non sale di gerarchia. Invece non accettare ciò che ti viene imposto rimanendo all'interno di un collegio equivale a essere emarginato. E' prevedibile che poi si covi un sentimento di rivalsa negli anni successivi, che qualcuno si incattivisca anche». Per entrare in un ordine però si affronta un processo. «Si, ma si tratta di un rito di iniziazione scherzoso, non è niente di serio. Ed è pensato su misura, rispettando le specificità di ognuno. Nell'anno da matricola impari con ironia ad essere anche l'ultimo, tanto capiterà prima o poi anche nella vita e sul lavoro». (m.g.p.)