Impresa Cecoslovacchia

Non ci sono solo Grecia e Danimarca a fregiarsi del titolo di Cenerentole dell'Europeo. Nel 1976 l'impresa riuscì alla Cecoslovacchia, apparente vaso di coccio tra la ferrea Germania Ovest, campione del Mondo e d'Europa in carica, e l'aurea Olanda del calcio totale. Allora la formula del torneo non concedeva fronzoli: otto gironi da quattro squadre con una sola qualificata, quarti con andata e ritorno, e Final four. Insomma, al primo errore eri cacciato fuori e praticamente nessuno aveva una seconda chance per rimediare agli sbagli commessi in una partita. In pratica era un dentro e fuori perenne, già dalla prima fase visto che alla prima sconfitta eri quasi tagliato fuori dalla lotta per il primo posto. Questo Europeo si giocò in Jugoslavia, su campi resi fangosi delle piogge cadute nella settimana che chiudeva il torneo (mercoledì 16 e domenica 20 giugno), alcuni davvero al limite della praticabilità. L'Italia è in convalescenza dopo l'allontanamento di Ferruccio Valcareggi dell'agosto 1974 e stenta a trovare una proprio identità, un gioco degno di tale nome. In panchina ci va il 68enne Fulvio Bernardini, teorico del bel gioco. Gli azzurri esordiscono in Olanda. L'arbitro russo Pavel Kasakov non vede due rigori decisamente netti su Roberto Boninsegna e neppure un fuorigioco di Johann Cruijff: finisce 3-1 e per l'Italia si mette subito male, tra mille polemiche che chiaramente travolgono l'arbitro ma anche la squadra azzurra. Il pari interno (0- 0) con la Polonia e lo smilzo 1-0 in Finlandia non convincono perché l'Italia continua a non far gioco e spingono il presidente Artemio Franchi a promuovere Enzo Bearzot, ct dell'Under 23, con Bernardini direttore delle squadre nazionali. La musica però è la stessa perché l'Italia non va oltre lo 0- 0 in casa con la Finlandia e bissa lo 0-0 dell'andata con la Polonia. A qualificazione già raggiunta, l'Olanda si lascia battere da un gol di Fabio Capello. Anche l'Inghilterra si ferma nella fase a gironi, eliminata proprio dalla Cecoslovacchia che pure aveva superato (3-0) nel match d'esordio a Wembley. Nei quarti i cechi eliminano i russi (2-0 e 2-2) e alle Final four arrivano con Germania Ovest, Olanda e Jugoslavia. In semifinale i tedeschi superano la Jugoslavia 4-2 ai supplementari (2-2 al 90'), mentre i cechi si impongono 3-1, sempre al supplementare (1-1 al 90') sull'Olanda. In finale dopo 25' i cechi sono già avanti 2-0 e sembra una partita praticamente scritta perché in campo c'è davvero una sola squadra. Ma d'improvviso i tedeschi si svegliano, escono dal guscio e iniziano a macinare gioco. Prima rientrano in partita con Dieter Muller, omonimo di Gerd (l'eroe dei Mondiali) che sigla il 2-1, poi vanno all'assalto dei cechi che iniziano a perdere gran parte delle loro certezze arretrano. Fino ad arrivare all'89' quando i tedeschi pareggiano. Stavolta i supplementari non bastano, in campo c'è grande battaglia, grande agonismo, ma la situazione di parità non si sblocca. E così si va ai calci di rigori. Il tedesco Uli Hoeness calcia sopra la traversa e il ceco Antoin Panenka firma il successo con un "cucchiaio". (a. ber.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA