Senza Titolo

(segue dalla prima pagina) Proprio in vista delle elezioni amministrative che si terranno la prossima domenica e dovranno dare nuovi sindaci e amministratori a 1347 Comuni italiani (tra questi Milano e Roma, Napoli e Torino e, nella nostra provincia, 28 località) ecco che l'uovo di Colombo si è materializzato. Quello che dovrebbe renderci orgogliosi è che la lampadina del genio italico si è accesa vicino a noi, proprio dove le colline dell'Oltrepo si sporgono come un balcone sulle pianure del Pavese e della Lomellina attraversate dal Po, dal Ticino e dal Sesia. La soluzione che rivoluziona la politica italiana si chiama "programma standard" e si è rivelata a Broni. In sintesi parte da questo interrogativo: perché, ad ogni elezione, rimettere in movimento la giostra delle analisi dei problemi, la fatica della partecipazione e del confronto con i cittadini, l'impegno a dover individuare le priorità da fronteggiare e le soluzioni da dispiegare per ogni località? In un'era in cui tutto è omologato e unificato, in una fase della vita del Paese dove ogni differenza di tradizioni e di vocazioni, di attitudini produttive e di connotazioni culturali viene grattugiata dentro il piatto unico di una narrazione territoriale scontata e ripetitiva, perché intestardirsi ad individuare la specificità che ogni località esprime e provare a farci i conti in un difficile equilibrio tra locale e globale, tra presente e futuro? Non sarebbe meglio - ha pensato qualcuno - imboccare un'altra strada, più semplice? Per esempio scrivere un testo che elenchi problemi, e proponga soluzioni, validi ovunque, da Sondrio a Cefalù. Si prende poi questo testo e lo si mette a disposizione, dentro il kit elettorale, dei candidati a sindaco ed ecco che il miracolo è fatto. E' stato così che agli elettori di Broni è stato proposto, paro paro, il "programma standard", che era stato redatto per tante altre località. Per Latina, ad esempio. Come ha spiegato l'on. Ercole - ex deputato e già sindaco di Broni quando la Lega toccava il massimo dei consensi, e ora ricandidato ad amministrare la cittadina oltrepadana per una lista composta dallo stesso schieramento e da altri alleati - quello che è stato proposto è un testo steso "dalla segreteria nazionale della Lega, programmi standard - ha aggiunto - a cui noi ci siamo adeguati". D'altra parte, siamo o non siamo - come insegnava un personaggio di "Quelli della notte"- il Paese del "non capisco ma mi adeguo"? E' vero, Latina (l'ex-Littoria fondata da Mussolini nel 1932) è nell'Agro Pontino mentre Broni è nel cuore della valle Padana, ai piedi dell'Appennino. L'una ha dieci volte gli abitanti dell'altra ma, purtroppo, ci sono ulteriori e fondamentali differenziazioni. A Broni è in corso - tanto per non dimenticare le priorità - una difficile e dolorosa prova che continua a colpire molte famiglie e che è stata causata dall'amianto disseminato dalla ex-Fibronit. Realizzazione integrale della bonifica dall'amianto, vicinanza concreta alle persone colpite dal mesotelioma maligno, nuova valorizzazione del territorio e della sua reputazione produttiva (penalizzata recentemente anche dallo scandalo, scoppiato alla locale cantina sociale, del falso vino Doc): questi alcuni punti su cui nessun "programma standard" può evidentemente surfeggiare. Latina, poi, è a sette chilometri dalle rive del Tirreno. A Broni, invece, le spiagge mancano e un pensierino lo si potrebbe fare. Perché accontentarsi di una piscina e non puntare ad avere il mare, magari appena sotto le colline, così gli scogli ci sono già? Per il prossimo "programma standard" elettorale sarà il caso di ricordarselo.