Senza Titolo
di LINDA LUCINI (segue dalla prima pagina) Dal fuoco amico delle critiche pubbliche all'inerzia della sua giunta arrivate dal consigliere e compagno di partito Luigi Furini, all'addio dato e ritirato dell'amico Duccio Bianchi in pieno avvio della raccolta differenziata, solo per citare gli ultimi piovutigli in testa. In tutto ciò ben pochi dei suoi sostenitori sono accorsi a dargli manforte, salvo qualche difesa d'ufficio da parte dei vertici del Pd. Da parte sua neppure un contrattacco, solo silenzio. Una scelta che rischia di essere interpretata come il segno che si interverrà solo dietro le quinte oppure l'ammissione di aver sbagliato qualcosa. Che non tutto sia girato per il verso giusto in questi due anni è indubbio. Tant'è che Depaoli si ritrova con assessori fiaccati, con una giunta dove non tutti i componenti lavorano alla stessa velocità, e ancor più con uffici che non sempre si muovono in sintonia con giunta e assessori. E come se non bastasse si aggiungono gli attriti: in giunta, tra assessori, con i consiglieri e con le variegate e, a volte spietate, anime del partito. A muoverli motivi personali, caratteriali, lavorativi, di corrente. Depaoli fino ad ora ha cercato di fare l'equilibrista tenendo insieme tutti. Il prof Depaoli non ha mai messo nessuno dietro la lavagna, ma ora il caos in classe rischia di ritorcersi contro di lui. Sì, perchè i pavesi che nel suo slogan «cambiamo davvero» ci hanno creduto, i cambiamenti non li aspettano, dopo due anni li vogliono vedere in concreto. Per loro un sindaco o fa o ha fallito. Anche perchè il rischio è che anche quando anche provvedimenti buoni per la città arrivano, la reazione sia soltanto: «Era ora». Si sistemano le strade e scuole con 5 milioni? La gente non potrà dire che «era ora». Lo stesso dirà quando mai verranno assegnati i 21 appartamenti delle palazzine del Vallone che da due anni attendono i ritocchi finali, quando sarà portato a termine il censimento degli 800 alloggi comunali in corso da inizio mandato, quando arriveranno provvedimenti in materia di turismo o di legalità, quando alla delibera attira imprese risponderanno più di un pugno di aziende, quando i maggiori interventi di pulizia della città andranno davvero a regime. La lista è lunga: ci sono le politiche per i giovani avviate solo da pochi giorni, il piano sulla movida che arriverà presto ma che non c'è ancora, c'è il verde non del tutto messo a punto. E ancora al di là di venire anche la sistemazione del Pgt. Le periferie che tanto attendevano una riscossa, a parte l'arrivo dei vigili di quartiere e di una serie di iniziative spot, non potranno che dire era ora di fronte a qualsiasi buon provvedimento che potrà arrivare. Lo stesso sul traffico dove tutto è rimandato al futuro piano urbano della mobilità, salvo le chiusure poco condivise con i cittadini di corso Carlo Alberto e del Borgo. I pavesi forse diranno "era ora" anche quando si vedrà davvero la partecipazione dei cittadini. «Colpa di una macchina amministrativa lenta, colpa di una burocrazia, di passaggi istituzionali obbligati: noi stiamo lavorando», replicano da Palazzo. Quello stesso palazzo che sembra aver risucchiato Depaoli tra asti interni, veti e stanchezza, meglio sarebbe se dal Mezzabarba il sindaco uscisse, tornasse nelle strade, al mercato, nei centri anziani, tra quel popolo variegato di pavesi che voleva il cambiamento. Lì forse troverebbe linfa vitale, raccoglierebbe istanze, idee e bisogni e forse tornando alla sua scrivania avrebbe la forza di mettere mano a tutto ciò che non va. E se lo farà, forse qualcuno dira: «Era ora».