«Tortona è stata come un grande film»

TORTONA Demis Cavina abbraccia Marco Spissu e simbolicamente tutta Tortona a fine gara 5 con Brescia. Finisce l'avventura dei Leoni ai quarti di finale play off, ma il coach racconta questa stagione storica. Se fosse un film qual è il titolo che sceglierebbe per la stagione del Derthona? «"Momenti di gloria", anche se è sdolcinato. Un'annata alla grande anche a livello emotivo. Sarebbe stato clamoroso passare il turno, scelgo questo film carico di emozione». Regia di Demis Cavina? «Non voglio prendermi nessun tipo di merito. Ho lavorato per due anni perché tutto funzionasse con giocatori e società. Ci sono tanti registi». Partiamo dalla fine, l'abbraccio con Spissu e le lacrime. «Ho abbracciato tutti i giocatori quando sono usciti perché tutti mi hanno regalato qualcosa e mi hanno fatto crescere. L'esperienza non si compra e non arriva con il talento. Se al miglioramento si unisce anche un legame affettivo questa stagione incredibile va al di là dei risultati». Partiamo dall'inizio: in estate venne convocato per la presentazione di Garri. «Parto dall'incontro in infradito con Picchi alle finali di Cervia due anni fa. Fui accolto in costume e ciabatte. Da lì è nato qualcosa, per chi mi conosce sa che quello che a Udine chiamavano allenatore pane e salame o a Sassari allenatore operaio è un orgoglio per me. In questa stagione il copione del film è stato migliorato rispetto a ciò che ci si aspettava. L'affluenza dei play off è stata eccezionale». Quale è stata la gara della consapevolezza? «La prima con Roma. Abbiamo fatto un precampionato positivo, ma quando c'è la palla a due non è facile con una squadra nuova e giovane». Quali sono state le tre tappe fondamentali della stagione? «Vittoria a Siena, con Casale e a Trieste per l'ambiente in cui si giocava». Qual è la canzone pregara che sentivate negli spogliatoi? «Sentivo dei rumori (sorride) prima che entrassi negli spogliatoi. So che al gruppo piaceva, ma non saprei dire che genere tribale sia». Quale è stato il momento più duro della stagione? «Sconfitta con Casalpusterlengo sebbene avessimo tre giocatori fuori, arrivata ai supplementari. Non la meritavamo». Si parla poco dei molti giocatori infortunati: Simoncelli, Marks, Brooks e per ultimo Iannilli. «La maggior parte sono arrivati da traumi. Ho avuto la fortuna di lavorare con uno staff di qualità e in grande armonia. Un'opportunità per motivare chi stava bene». Torniamo a gara 5 con Brescia: la sensazione per molti tifosi era già un traguardo essere ai quarti. «Non era il sentimento dei ragazzi. Vero è che questa sensazione c'è stata un po' di tutti i play off: il bello è stata smentirla». Tortona da squadra di una cittadina a squadra di un territorio. «Un lavoro fatto con grande sintonia. E' stata la cosa più importante di questi due anni insieme alla fiducia che ho sentito ed ad gruppo di lavoro unito». Con Picchi, Fassino e il mondo Derthona c'è un rapporto quasi familiare. «E' un aspetto del mio carattere vivere i rapporti in maniera profonda. Il feeling con Marco e Luigino e con la città mi permette di pensare di essere un po' tortonese. E' una sensazione che ho avuto altre volte. Lo dico ora perché il bacia-maglia di Ibra, da milanista, non mi piace». Si parla di Cavina su una panchina di A1: rimarrà a Tortona? «Lo decideremo insieme, adesso stacco. I programmi della società sono in divenire, per parola dei dirigenti. Sento e leggo tante cose, ma la verità è che non ho parlato con nessuno». Va in vacanza negli Stati Uniti a visionare qualche giocatore? «Siamo una famiglia che vive con le valigie. Unisco svago e aggiornamento. Andrò in America, ma non stacco il telefono» Marco Quaglini