Francia: la rivolta non si ferma, divisioni nel governo

ROMA La Francia operaia è in rivolta contro la legge sul lavoro: all'ottava giornata di protesta numerose manifestazioni e anche episodi di violenza. Guerriglia a Parigi, Nantes e Bordeaux, con feriti, danni e fermati. Il governo cerca una via d'uscita, il premier Valls è inflessibile sul punto più conteso, l'articolo 2 della riforma, ma il suo ministro delle Finanze, Sapin, lo contraddice. Le cifre sulla partecipazione sono al solito contraddittorie. In tutta la Francia migliaia in corteo, 300.000 secondo il sindacato CGT. Gravi gli incidenti, 77 i fermati. Nella capitale, caos e scontri fin dall'inizio alla Bastiglia, anche per la concomitante operazione di polizia per neutralizzare un presunto jihadista che si era barricato in un appartamento del quartiere. Sul piano politico, il caos non è minore. Manuel Valls, il premier ieri irremovibile davanti al parlamento, ha ribadito la fermezza ai microfoni di radio e tv stamattina. Possibili «modifiche» o «miglioramenti» ma non si tocca l'articolo 2 del testo di legge, la spina nel fianco dei sindacati. Si tratta infatti della parte della legge che autorizza la contrattazione di secondo livello, sottraendo di fatto al sindacato l'esclusiva della trattativa collettiva a livello nazionale. Mentre Valls fa dell'articolo 2 un punto irrinunciabile, il suo ministro delle Finanze, Michel Sapin, ha aperto una crepa, sintomatica del malessere crescente all'interno della maggioranza di governo. «Forse - ha detto Sapin a microfoni diversi da quelli di Valls - bisognerà ritoccare l'articolo 2 su alcuni punti». Una posizione che era stata accennata ieri da Bruno Le Roux, capogruppo socialista all'Assemblea nazionale. Nella breccia si è inserrito Philippe Martinez, segretario della Cgt.