Confindustria col governo sceglie il sì al referendum
di Michele Di Branco wROMA «La nostra economia è senza dubbio ripartita. Ma la ripresa non c'è». La prima volta di Vincenzo Boccia coincide con un'apertura di credito al governo. Ma dal palco dell'Assemblea, il numero uno di Confindustria ha avvertito che senza riforme, più produttività, un fisco più leggero su lavoro e imprese e politiche di rilancio del lavoro il Paese non tornerà ai livelli pre-recessione. E dunque Viale dell'Astronomia è pronta a schierarsi a fianco di Renzi nella battaglia campale referendaria, però a patto che Palazzo Chigi faccia la sua parte perché «la risalita è modesta e deludente e le conseguenze della doppia caduta della domanda e delle attività produttive sono ancora molto profonde». Accelerare è la parola d'ordine che è risuonata nella sala "Santa Cecilia" dell'Auditorium Parco delle musica dove, alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella, Boccia ha richiamato gli industriali a darsi da fare. «Per risalire la china - ha ammonito il neo presidente di Confindustria - dobbiamo attrezzarci al nuovo paradigma economico. Noi imprenditori dobbiamo costruire un capitalismo moderno fatto di mercato, di apertura ai capitali e di investimenti nell'industria del futuro». I tempi impongono «un salto culturale, un nuovo stile imprenditoriale» perché «l'industria del futuro richiede dimensioni adeguate». Il che vuol dire che le aziende italiane devono puntare a diventare più solide e grandi. «Crescere deve diventare la nostra ossessione» perché, ha avvertito Boccia, «piccolo non è bello in sé ma è solo una fase della vita dell'impresa. Si nasce piccoli e poi si diventa grandi». Nella sua relazione, il presidente ha puntato l'indice sul tasto dolente della produttività in affanno in quanto «nel suo andamento c'è la causa della lenta crescita italiana». I numeri parlano chiaro: dal 2000 ad oggi la produttività nell'intera economia è salita dell'1% in Italia contro il 17% dei maggiori partner europei. «Siamo tutti chiamati in causa - ha spiegato Boccia -. La produttività, infatti, è il frutto delle azioni e dei comportamenti dell'intero Paese». La ricetta per risalire la china, secondo il vertice di Viale dell'Astronomia, è una politica industriale «fatta di grandi obiettivi e di stelle polari e finalizzata a creare le condizioni per un'industria innovativa, sostenibile e interconnessa». «Non chiediamo scambi né favori», questo l'appello di Boccia, «ma manovre di qualità. Politiche a saldo zero ma non a costo zero. Senza creare nuovo deficit». Ed entrando più nel dettaglio, «è necessario spostare il carico fiscale, alleggerendo quello sul lavoro e sulle imprese e aumentando quello sulle cose». Dunque meno Irpef, Ires e Irap anche a costo di far correre l'Iva. Quanto al rinnovo dei contratti, Boccia ha inviato ai sindacati un messaggio chiaro. «La nostra bussola - ha scandito - sarà lo scambio salario-produttività. Gli aumenti salariali devono perciò rispondere ad aumenti di produttività mentre il contratto nazionale resta per definire le tutele fondamentali del lavoro e offrire una soluzione a chi non desidera affrontare il negoziato in azienda». Poi, muovendosi d'anticipo sulle prevedibili critiche, ha spiegato che Confindustria «non vuole giocare al ribasso, ma punta ad una produttività più alta per pagare salari più alti». Per Camusso (Cgil), questo scambio «è una visione vecchia che non si misura con la riduzione degli investimenti e il ritardo tecnologico delle imprese». Furlan (Cisl), pur premettendo che «il nuovo modello contrattuale aiuti e sia di supporto alla chiusura dei rinnovi aperti, a partire da Federmeccanica», fa sapere che la prossima settimana chiederà a Boccia «di incontrarci». «Ci vedremo a breve», sottolinea anche Barbagallo. A gennaio scorso Cgil, Cisl e Uil hanno definito una proposta unitaria di riforma del modello contrattuale, «un moderno sistema di relazioni industriali». Tutti d'accordo sul punto che questa materia sia di sindacati e imprese. ©RIPRODUZIONE RISERVATA