Delitto Chiapparoli, processo da rifare
di Anna Mangiarotti wVIGEVANO Delitto Chiapparoli, condanna annullata e nuovo processo. Ieri a Roma, la Cassazione ha cancellato "con rinvio" la sentenza emessa in appello per Ina Celma, condannata a 12 anni di carcere per aver assassinato il suo convivente, il professore vigevanese 35enne Marco Chiapparoli, ucciso a coltellate il 19 ottobre 2011 a Carisolo (Trento). L'appello bis dovrà essere celebrato davanti a una nuova sezione di corte d'appello, a Bolzano. «Non ci aspettavamo questo colpo di scena – ha dichiarato il legale della famiglia Chiapparoli, l'avvocato Enrico Zaccone –le motivazioni chiariranno perché la Suprema Corte ha ribaltato il verdetto». Ovvero quali sono i punti da chiarire con il nuovo processo, secondo le indicazioni della Cassazione, che tecnicamente indica vizi di forma delle sentenze. «Si capirà con le motivazioni se non era adeguata la pena, o non sono sembrati i validi i principi che hanno ispirato la condanna». Moldava, 37 anni, in primo grado Ina Celma era stata dichiarata non punibile per vizio totale di mente, incapace di intendere e volere al momento dell'aggressione, per disturbi dell'umore e personalità borderline. Aveva avuto l'obbligo di trascorrere cinque anni nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova), dove è rimasta in attesa della conclusione dei processi. L'accusa aveva impugnato la sentenza di primo grado: si è associata la famiglia Chiapparoli, che aveva chiesto una nuova perizia psichiatrica sull'imputata. Davanti alla Corte d'assise d'appello di Trento, l'accusa aveva chiesto 14 anni di reclusione, calcolata la riduzione di un terzo per il rito abbreviato. Per decidere una condanna, il collegio giudicante si è basato soprattutto sulla nuova perizia. E sul fatto che Ina Celma non ha mai voluto rievocare cosa accadde il giorno dell'omicidio e in quelli precedenti, rendendo difficile ricostruire il suo stato mentale: si è sempre avvalsa della facoltà di non rispondere. La corte d'appello aveva ritenuto fondata la tesi della parte civile, per cui la perizia prodotta in primo grado era inutilizzabile, dato che riconosceva l'incapacità di intendere e di volere, anche senza un nesso causale tra il disturbo mentale della donna e il reato. Secondo la famiglia della vittima, «non si sa in quale contesto sia maturato l'omicidio, se Chiapparoli e la sua compagna abbiano o meno discusso prima dell'aggressione, e di che cosa. L'indagine è stata deficitaria». Sono mancati quindi, ha detto l'avvocato Zaccone, «elementi importanti per valutare l'effettivo livello di consapevolezza dell'imputata al momento dei fatti». Ma l'avvocato di Ina Celma, Andrea De Bertolini, ha fatto ricorso in Cassazione. Sottolineando che non è possibile stabilire se Ina fosse consapevole di quello che stava facendo, perché è affetta da un'amnesia che non le consente di ricostruire nei dettagli quello che è accaduto. Del caso si sono occupati 7 diversi periti, senza arrivare però a una conclusione univoca, anche se la donna è stata riconosciuta come sicuramente affetta da una patologia schizo-affettiva con complessi di persecuzione. Per l'avvocato De Bertolini, la condanna era errata perché non c'era alcun motivo razionale che giustificasse l'azione di Ina contro Chiapparoli, che doveva sposare a breve. ©RIPRODUZIONE RISERVATA