Rifiuti nei mattoni, 14 in manette
NAPOLI Duecentocinquantamila tonnellate di rifiuti inerti smaltiti in maniera irregolare e in alcuni casi gli scarti edilizi, provenienti per la maggior parte dalla demolizione di vecchi edifici, venivano rimescolati con la pozzolana. E poi questa mistura veniva rivenduta per la realizzazione di mattoni, ovviamente di scarsa qualità, utilizzati a loro volta per la costruzione di case nella stessa zona. È questo quanto hanno scoperto gli investigatori - a Giugliano, uno dei comuni epicentro della Terra dei fuochi - nell'ambito di una indagine che ha portato all'alba di ieri agli arresti domiciliari quattordici persone. Per i carabinieri del Nucleo operativo ecologico e gli agenti della polizia provinciale di Napoli in due vecchie cave di tufo, che si trovano alla periferia di Giugliano, si smaltivano scarti edili senza alcuna selezione. Un altro colpo per l'ambiente nel territorio martoriato tra le province di Napoli e Caserta dove le ecomafie, come hanno accertato precedenti indagini della magistratura, negli anni passati hanno interrato migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e nocivi, con gravi danni per l'ambiente e per la salute dei cittadini. E per porre rimedio sarà necessario avviare costosissime operazioni di bonifica. Senza trascurare che nello stesso Comune si trova il più grande stoccaggio di ecoballe con circa 5 milioni di tonnellate (rifiuti solidi urbani impacchettati). E solo da lunedì prossimo ne inizierà la rimozione. L'inchiesta che ha portato all'esecuzione delle quattordici misure cautelari nella mattinata di ieri ha mosso i primi passi da un esposto anonimo con il quale si segnalava una illecita attività di raccolta, stoccaggio e commercio di materiali inerti. Per mesi i carabinieri del Noe e gli agenti della polizia provinciale di Napoli, coordinati dalla Procura della Repubblica partenopea, hanno lavorato senza sosta facendo una serie di controlli, poi estesi anche in Puglia, Toscana e Lombardia. Gli indagati sono 45. Devono ora rispondere, a vario titolo, di aver dato vita a un «consolidato sistema» dedito al traffico illecito di rifiuti attraverso falsi documenti di trasporto e falsi certificati di analisi, ottenendo così un «ingiusto profitto» derivante dal risparmio sui costi dovuti per lo smaltimento dei rifiuti presso i siti autorizzati. L'autorità giudiziaria ha disposto anche il sequestro delle due cave. I traffici illeciti avrebbero riguardato anche i lavori di ripulitura dell'alveo del canale di via Cirillo, nel Comune di Quarto, in cui gli indagati sono accusati di aver smaltito illecitamente i rifiuti speciali non pericolosi. Condotte gravi, secondo gli investigatori, che «avrebbero evidenziato un grave danno per l'ambiente».