Siciliano battuto «Non sono io» Orange raggiante

ANDALO «Non sono io». Una frase. Lapidaria. Sufficiente per capire tutto. Non va come vorrebbe anche se si sente in forma, eppure Vincenzo Nibali non ha alcuna intenzione di ritirarsi dal Giro d'Italia. Il dottor Emilio Magni nelle prossime ore effettuerà su di lui tutti gli esami necessari a chiarire se le prestazioni non sufficienti al suo livello delle ultime tre tappe abbiano una spiegazione scientifica. Intanto il campione andrà avanti: c'è una stagione che può ancora dire molto. C'è il Tour da correre in luglio in preparazione alle Olimpiadi di Rio, l'altro grande obiettivo stagionale. O forse, a questo punto, c'è la Grande Boucle da correre proprio in funzione Tour, inteso come classifica generale. Poi, chissà, una zampata in una delle ultime due tappe del Giro, come fatto al Tour 2015, potrebbe anche ridare morale a un campione deluso. Chi invece non è affatto deluso (anzi) del bilancio di questo Giro è Alejandro Valverde. Ieri dopo la tappa letteralmente al settimo cielo, come dimostra l'urlo e l'abbraccio allo storico massaggiatore Movistar, Juan Carlos. «Volevo una tappa, è stato fantastico vincerla al Giro, volevo un posto sul podio e ci sono arrivato. Ora l'obiettivo è conservarlo», ha detto il 36enne murciano al debutto nella corsa rosa. Attaccare Kruijswijk? «Va forte, se continuerà ad andare così forte sarà impossibile – ha detto – è vero che ci sono ancora due tappe dure di montagna venerdì e sabato, ma finora non ha avuto punti deboli». La crisi di Nibali? «Vincenzo è andato forte si è staccato solo nell'ultima salita...». Classe, anche in queste risposte. L'olandesone? Arriva in sala stampa in bici, parla davanti ormai a una legione di giornalisti orange, si sente forte: «Non ho già vinto il Giro – dice sorridendo – ci sono ancora due tappe difficili d'alta montagna. Ci sarà da soffrire, ma sono due tappe che mi piacciono perché sulle salite lunghe normalmente vado forte». Insomma, avversari avvisati. (a. s.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA