Figlia suicida, la mamma è alla sbarra

Secondo l'accusa avrebbe ricevuto, per rivenderla, merce rubata nei container del porto di Genova. Giuseppe Graziano, commerciante pavese di 45 anni, è a processo in tribunale a Pavia per ricettazione. Contestazione nata nell'ambito dell'inchiesta che, nel 2007, aveva portato in carcere 27 persone mentre decine erano state indagate con l'accusa di avere avuto ruoli diversi in una maxi organizzazione specializzata in furti e rapine di camion, autoarticolati e containers dal porto di Genova, compresa merce – la più svariata – in più parti d'Italia. L'organizzazione era composta da centinaia di persone, suddivise in una pluralità di "batterie" che agivano poi in modo autonomo nel resto dell'Italia. Il commerciante avrebbe avuto un ruolo di terminale. La procura gli contesta di avere ricevuto trattori, semirimorchi, migliaia di paia di calzature e anche 800 forni elettrici. Dopo aver messo a segno i furti, secondo l'accusa, i componenti dell'organizzazione facevano capo direttamente, nella fase di stoccaggio e ricettazione delle merci alle figure di spicco dell'intera associazione. Le indagini avevano accertato che l'organizzazione poteva contare su un potenziale umano, economico e logistico ben ramificato soprattutto nel centro nord d'Italia.di Maria Fiore wMIRADOLO TERME Voleva proteggerla, evitando che ancora adolescente si ritrovasse sposata e con un figlio, come la sorella. E invece Rosa Lucchesi, 51 anni, oggi deve fare i conti con il rimorso e l'accusa di avere agevolato il suicidio della figlia Valentina, morta a soli 14 anni. Il 16 giugno del 2012 la ragazza, che si sentiva ostacolata nel realizzare il suo sogno d'amore con un coetaneo, si tolse la vita con un colpo di pistola alla tempia nella roulotte del campo di via dei Baratti a Miradolo dove viveva con la famiglia. Per uccidersi utilizzò un'arma che era stata rubata e di cui la giovane conosceva il nascondiglio nel campo. Per l'accusa di omicidio colposo, furto e detenzione abusiva di armi ieri il pubblico ministero Antonella Santi ha chiesto una condanna complessiva a 3 anni e 10 mesi: un anno e mezzo per l'omicidio colposo, un anno per il furto e un anno e quattro mesi per la detenzione di armi, oltre al pagamento di 3mila euro di multa. Una condanna che l'avvocato difensore Roberto Grittini vuole scongiurare. «Queste accuse sono una tragedia nella tragedia», ha spiegato il legale nella sua arringa con richiesta di assoluzione per l'imputata. Il verdetto arriverà il 14 novembre, quando il giudice Daniela Garlaschelli ha fissato l'udienza per le repliche del pubblico ministero. La madre della ragazza, ieri, era presente in aula, ma alla fine ha deciso di non deporre. Il processo ha ricostruito le ultime ore di vita dell'adolescente. La mamma non voleva che frequentasse un ragazzo e così le aveva tolto la scheda dal cellulare, per impedirle di telefonare. L'opposizione a quella relazione era forte e la giovane ci stava male, ma nulla faceva presagire la tragedia. Anche se la notte prima del dramma la ragazza era stata portata, dagli stessi familiari, al pronto soccorso per una sospetta assunzione di tranquillanti. Era stata sottoposta a lavanda gastrica e poi dimessa. Al rientro a casa la giovane aveva detto di volersi riposare. Si era chiusa nella roulotte e si era tolta la vita. Per uccidersi aveva usato una pistola rubata a un pensionato di Graffignana. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA