Colombiano scatenato «Io in rosa? Perché no»
CORVARA Vincere il Giro? «Chissà, io ci provo. Avete visto il mio compagno di squadra Hayman cosa ha combinato alla Roubaix? Aveva rotto un braccio poche settimane prima e poi ha vinto la corsa più massacrante al mondo. Io tre anni fa, dopo aver centrato un palo al Laigueglia e la frattura al braccio in più punti sembravo ko. Stavo preparando il Giro d'Italia, una corsa che amo, e invece nove dottori, uno dopo l'altro, mi hanno detto che non avrei più potuto correre in bicicletta». Ora Esteban Chaves non solo corre in bicicletta, ma vince la tappa più dura, attesa, spettacolare del Giro d'Italia. Ha 26 anni ed è onesto ai microfoni della Rai dopo il successo. «La corsa che sogno di vincere? Il Tour de France»: ecco ancora più simpatico. Poi si scusa e racconta: «Vincere una tappa al Giro d'Italia è stato il mio sogno sin da quando ho cominciato la mia carriera da professionista con il Team Colombia, proprio qui in Italia. Mi ha scoperto Claudio Corti che ringrazio per tutto quello che ha fatto per me». Beh, Corti è uno che ci capisce di talenti. Ex ds di Gianni Bugno, il lombardo ha scoperto uno che di nome fa Chris Froome, proprio quello che sogna di battere alla Grande Boucle. Per il momento però il capitano dell'Orica si "accontenterebbe" di battere un altro campione quale è Vincenzo Nibali. Corre con un braccialetto con il crocefisso benedetto regalatogli dalla mamma della sua fidanzata. «Una volta tagliato il traguardo – ha detto – ho pensato alla mia famiglia, alla mia squadra». Poi racconta quei minuti cruciali sul Valparola. Intanto dice una cosa tecnica affatto trascurabile. «Nibali ha attaccato forte, ma lo ha fatto nel punto in cui la salita era più facile. Ci siamo ritrovati in tre. Allora è scattato Kruijswijk e ho accelerato quando la salita si è fatta più difficile». Accordo con l'olandese. «Sì ci siamo parlati: a te la maglia, io provo a vincere la tappa e farmi sotto in classifica. Andavamo forte». Ma Chaves, alla Vuelta 2015 due vittorie di tappa e anche per qualche giorno la maglia di leader addosso, sa che Nibali è un osso duro. «È un campione, è rimasto sempre lì e non è crollato. Il favorito è lui, ma il Giro è ancora molto lungo. C'è la crono, ci sono le montagne nell'ultima settimana. Facciamo un passo alla volta. Intanto sono al settimo cielo: ho vinto la tappa regina del Giro d'Italia, quella sulle dolomiti». Colombia in festa. «Sì, anche Atapuma è andato forte: oggi si correva in altura, io sono di Bogotà, almeno tre mesi l'anno li passo là, magari sono stato aiutato da questo». (a. s.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA