Nullatenente, ma con lo yacht

MIRADOLO Aveva un tenore di vita troppo alto per le sue possibilità e secondo la guardia di Finanza tutto ciò poteva avvenire grazie a proventi di attività illecite. Così i finanzieri di Lodi hanno sequestrato uno yacht, 19 immobili (ville, appartamenti, capannoni e terreni), conti correnti e partecipazioni in società per un totale di 1,3 milioni di euro a F. A. E., un 65enne di origini calabresi ritenuto vicino alla 'ndrangheta e già condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti, estorsioni, minacce, ricettazione, evasione e illecita detenzione di armi. Ma anche per rapina: un colpo da 200mila euro, negli anni Ottanta, in una gioielleria milanese. L'uomo dal 2010 aveva trasferito la propria dimora e i propri interessi dal sud a un casale con terreni sulle colline tra San Colombano al Lambro e Miradolo Terme ma era stato messo poco dopo agli arresti domiciliari, per l'ultima vicenda per la quale era stato condannato: estorsione. Le indagini hanno consentito al tribunale di Lodi di disporre l'applicazione della misura di prevenzione patrimoniale con il sequestro dei beni (compreso uno yacht ormeggiato a La Spezia) intestati a lui, alla moglie e alla figlia. Tutti i beni nella disponibilità del 65enne, come ha spiegato ieri il comandante provinciale Massimo Benassi:«Sarebbero stati ottenuti reinvestendo proprio i guadagni del malaffare». Anche per i beni intestati alla figlia e alla moglie è scattato lo stesso provvedimento: gli investigatori, guidati dal tenente colonnello Gianpaolo Lo Turco, hanno ritenuto che questi beni provenissero dalle attività dell'uomo e in seguito intestati fittiziamente ai parenti per evitare sospetti e il fisco. fittiziamente intestato a altri per non destare sospetti. Adesso il 65enne ha un anno di tempo per cercare di provare che qualcuno di questi beni proviene da attività lecita al cento per cento. Diversamente, tutto sarà poi definitivamente confiscato e finirà nel Stato con un custode giudiziale che amministrerà l'intero patrimonio. L'indagine delle fiamme gialle proseguiva da diversi mesi: il giorno prima del sequestro, l'uomo è andato in banca e ha trovato un conto dopo l'altro bloccati, così come non più riuscito a operare nelle società in cui avvea quote di partecipazione o proprietà. Ventiquattr'ore dopo la Finanza gli ha notificato il provvedimento. La sua reazione? Pare abbia detto ai militari che avrebbe avrebbe preferito il carcere al sequestro di tutti i beni. Chiara Riffeser