Suzuki ammette errori

TOKIO Ancora guai per i costruttori auto giapponesi, implicati in nuovi scandali che minano la fiducia dei consumatori, costringendo i vertici dei gruppi a pagare in prima persona per gli errori di valutazione. Dopo la Mitsubishi è la volta di Suzuki, il secondo produttore auto nipponico di Mini Car che ha riconosciuto l'utilizzo di procedure non conformi alla legge per i test sui consumi a partire dal 2010. Il numero di auto coinvolto si aggira intorno ai 2.100.000 e riguarda tutti i 16 modelli prodotti dalla casa madre, ma solo sul mercato giapponese. Il presidente Osamu Suzuki si è scusato per non essere stato capace di adeguare i metodi dei test alle procedure istituite dal governo.